Archivio Storico - Serie archivistiche: Sanità

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Colera (1835-36)

A cavallo degli anni 1835-36 Venezia fu colpita da una grave epidemia di colera.
Dall'8 ottobre 1835 al 22 settembre 1836 vennero attivate nei sestieri delle speciali giunte sanitarie per controbattere, controllare e estirpare più efficacemente il morbo.
Alcune carte relative ad affari trattati dalla Iª sezione, competente sulla sanità, sono raccolte, per il periodo del quinquennio 1835/39, alla rubrica IVª (sanità), Voce 4 (malattie e morti), Fascicoli:
13: Cholera, ospitali, personale addetto al servizio, provvedimenti sanitari ed annonari.
16: Cholera, commissione di soccorso. Giunte sanitarie. Offerte spontanee dei cittadini. Distribuzioni razioni di vitto e soccorso ai poveri.
35: Cholera. Locali occupati durante l'epidemia.
49: Cholera, per impedire arrivo di navi provenienti da luoghi sospetti.
70: Cholera, prospetto generale malattia.
Molte altre carte, frutto del lavoro della commissione di soccorso e delle giunte sanitarie, sono state raccolte in buste a parte. Quando Colombo riordinò totalmente l'archivio all'inizio degli anni '60 dice di aver trovato 56 filze riguardanti il colera del '35-'36.
Ora le buste sono solo 9.
Due contengono i protocolli verbali della commissione di soccorso e elenchi di offerte.
Sette contengono, in fascicoli numerati progressivamente, con molti numeri mancanti, argomenti particolari: disposizioni di massima e decreti, commissione medica,rendiconto spese, disinfestazione, elenchi degli orfani e provvedimenti per i poveri, disattivazione delle giunte sanitarie...

Buste n. 9.
Mezzi di corredo: nessuno.

Atti di rilevazione della salubrità delle case (1874)

Introduzione
Al termine dell'ennesima epidemia di colera, nell'estate del 1873, il sindaco Fornoni decise di "approfittare della funesta commozione sussistente nell'animo degli abitanti per iniziare un provvedimento di salute pubblica che non era stato ancora eseguito sopra così larga scala".
Con notificazione n. 468 del 24/9/1873 venne indetta "una generale ispezione a tutte le abitazioni della città a mezzo di speciali commissioni sanitarie per provvedere alla pulitezza dell'abitato e allo spurgo dei luoghi e dei depositi immondi".
Dal gennaio al dicembre 1874 tali commissioni sanitarie, composte di un medico, un perito, un impiegato comunale e un segretario, visitarono 29.042 case e circa 50.000 abitazioni.
La popolazione veniva preavvertita con qualche giorno di anticipo a mezzo di avvisi murali, inserzioni sui giornali e attraverso la distribuzione di circolari.
Durante la visita veniva redatto un verbale e, qualora fosse emerso il bisogno di interventi, si intimava al proprietario, entro un congruo spazio di tempo, di eseguire i lavori ritenuti necessari. Se questi non si fosse adeguato, i lavori venivano eseguiti d'ufficio e il proprietario invitato a versare, entro otto giorni, il debito contratto nella cassa del Comune. Se ciò non avveniva il Comune pagava anticipatamente l'importo procedendo poi al recupero, per via giudiziale, dello stesso. Al Prefetto che avanzava qualche perplessità su tale procedura, il Sindaco faceva presente che... "con questo sistema (aveva) ritenuto di raggiungere pienamente la regolarità della procedura a senso di legge, e di seguire la consuetudine invalsa in questa provincia in consimili pertrattazioni". Fatte poche eccezioni "tutti i proprietari si mostrarono comunque persuasi della bontà del provvedimento e si prestarono con lodevole spontaneità alla esecuzione dei lavori riconosciuti urgenti e necessari dalle commissioni visitatrici".
Al momento di stendere un primo riepilogo, all'inizio del 1875, su 4.500 lavori che si erano fino allora compiuti solo 186 erano stati eseguiti d'ufficio "e talora per consenso delle parti, e non per opposizione o rifiuto, ma perché essendo di ragione consorziale, le parti stesse richiedevano l'esecuzione a mezzo del Municipio". La collaborazione trovata nella cittadinanza portò il sindaco Fornoni a elogiare pubblicamente il carattere della popolazione veneziana che in questa circostanza aveva schiettamente palesato il grado di civiltà raggiunto.
Ad operazione compiuta "delle 29.042 case visitate, 6.197 si riconobbero bisognevoli di riparazioni nei rispetti igienici, in confronto di 22.845 in condizione perfettamente salubre; 29 soltanto si trovarono inabitabili".
In genere i lavori dichiarati necessari vennero compiuti dai proprietari: solo 362 volte, globalmente, fu necessario ricorrere all'esecuzione d'ufficio.

Documenti
In buste è conservato il materiale elaborato dalle commissioni, gli elenchi riassuntivi, le contestazioni, le dichiarazioni di case inabitabili e disabitate. I verbali relativi alle singole abitazioni visitate sono catalogati secondo numero progressivo delle 30 parrocchie cittadine, sestiere per sestiere, da S. Marco a S. Eufemia.
Buste n.52.

Malattie infettive (1909-1930)

Si tratta di due serie di registri, relativamente al primo ventennio di questo secolo, in cui veniva preso statisticamente nota delle malattie infettive che si registravano in città per predisporre opportuni interventi.

A) Nella prima serie (dal 1909 al 1930) la registrazione avviene in base alle malattie: 'Malaria, Pellagra, Febbre puerperale, Vaiuolo, Scarlattina, Tifo, Difterite, Morbillo, Tubercolosi polmonare, Miningite cerebrale e spinale et altre'.
La rilevazione mirava ad individuare i luoghi della città maggiormente colpiti dall'infezione: lo si deduce dall'ultima parte della facciata destra rispetto a chi legge (prima sono ovviamente riportati il cognome ed il nome del malato, l'età, l'abitazione, la data della denuncia, il medico denunciante o curante...) in cui un prospetto statistico riassuntivo, sestiere per sestiere, fa subito emergere il luogo di maggior concentrazione dell'epidemia.
Registri n. 8.

B) La seconda serie (dal 1913 al 1925) è invece stilata per sestieri ed era fondamentalmente orientata alla predisposizione delle prime misure che si reputavano necessarie per isolare l'infezione: si dava infatti rilievo alla 'disinfezione finale' annotando 'mezzi impiegati, effetti distrutti, oggetti portati al forno' ed alle 'scuole', con la rilevazione di quelle 'chiuse e disinfettate' e degli 'scolari allontanati'.
Registri n. 3.

Cimitero (1813-1941)

Introduzione
Concessa, col decreto 7/12/1807, l'isola di San. Cristoforo al Comune perché vi fosse eretto il cimitero generale della città, le sepolture vi iniziarono dal 1/7/1813.
Le vicende legate ai lavori nell'isola, alla successiva unione con quella di San Michele, ai susseguenti ingrandimenti e alla costruzione infine del cimitero monumentale, si possono ricostruire tramite le carte conservate tra gli 'Affari trattati dalle varie sezioni' alla voce 'Cimitero'.
Basti qui ricordare che l'interramento del canale interposto fra le due isole, iniziato nel 1835, si concluse 4 anni dopo (la benedizione del nuovo spazio interrato avvenne il 12/8/1839). Ma soprattutto che dopo due concorsi (il primo nel 1843 vinto da Luigi Urbani, il secondo nel 1859 da Aannibale Forcellini) e l'interramento di un tratto di laguna (il Comune avrebbe poi acquistato la relativa sacca il 9/8/1869) si decise finalmente l'erezione di un cimitero monumentale in base ad un progetto più economico predisposto nel 1871 dallo stesso Forcellini (che al termine dell'anno dopo, il 30/12/1872, sarebbe stato nominato capo dell'ufficio tecnico municipale). Il Consiglio Comunale approvò la realizzazione del progetto con delibera del 26/7/1871 e la Società Veneta di Costruzioni ne assunse l'esecuzione con contratto del 10/1/1872.

Documenti
Il cimitero monumentale venne definitivamente attivato il 1/1/1876: questa data segna lo 'spartiacque' tra due serie di 'carte' relative all'attività dell'ufficio cimiteriale. Si deve infatti, anche in questo caso, all'archivista Colombo, una sintesi dell'attività precedente il 1876, relativa soprattutto alle concessioni di vario tipo, ricostruita sulla base della documentazione conservata nell'archivio stesso. Il risultato dell'operazione sono tre registri provvisti di puntuali ed esaurienti note introduttive sulla storia del cimitero sia strutturale (e da qui provengono i dati sopra riportati) che amministrativa. Essi sono:
1. 'Registro nominativo delle ditte alle quali il Municipio ha ceduto a titolo perpetuo spazi per tumulazioni nel Cimitero Comunale di Venezia dall'anno 1813 a tutto l'anno 1875'.
2. 'Registro nominativo delle ditte regolarmente autorizzate alla erezione di lapidi e monumenti nel Cimitero Comunale di Venezia dall'anno 1813 a tutto l'anno 1875'.
3. 'Elenco nominale delle ditte alle quali il Municipio di Venezia concesse per il periodo di un decennio spazi per tumulazioni speciali nel vecchio cimitero, cioè dal 29 settembre 1868 a tutto il 31 dicembre 1875'.
Tutti e tre i registri sono dotati di un comodissimo indice alfabetico.

Per gli anni successivi al 1876 sono invece conservate le seguenti buste che rivelano una consistenza assai disomogenea:
- Tombe e spazi a tempo
1. 1876-79
2. 1880-82
3. 1883-85
4. 1886-88
5. 1889-93
6. 1894-99
7. 1900-05
8. 1906-11
9. 1912-12

- Tombe e spazi a perpetuità individuali
10. 1876-79
11. 1880-84
12. 1885-88
13. 1889-92
14. 1893-1900
15. 1901-06
16. 1907-18

- Cremazioni
17. 1891-1900
18. 1901-24
19. 1925-41

- Rinnovazioni
20. 1876-1900
21. 1901-18

- Ossari
22. 1902-11
23. 1912-24

- Tombe di famiglia nel nuovo recinto
24. Lettere A-C
25. Lettera D
26. Lettere F-L
27. Lettere M-P
28. Lettere R-Z

- Tombe di famiglia nel vecchio recinto
29. Lettere A-L
30. Lettere M-Z

e inoltre
31 - Ordini di seppellimento interinali (1904-1921), Campo comune: sezioni A.B.C.F.L.M.N.O.P.Q. bambini, militari. Inchiesta sulle condizioni dei cimiteri del Comune (1935).
32- Amministrazione
33. Corrispondenza (1884-1894)
34. Personale straordinario (1876-79) e giardinieri (1890-1902)
35. Permessi collocazione lapidi (1922-25)
36. Trasporti fuori dal Comune (1876-1921). Diffide (1920-40).
37. Arciconfraternita di San Rocco. Ecclesiastici. Padri di San Michele. Difensori di Venezia 1848-49. Pie signore. Gesuiti. Sacro Cuore. Salesiane. Spazi recinto sesto.
38. Arciconfraternita San Cristoforo: spazi, tombe e ossari.

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