Tre capitoli del Martirio, ovvero Dioniso, Gesù e Hosseyn
La storia eterna del mondo – nell’orizzonte dell’universale – si racconta attraverso tre sacrifici: Dioniso, Gesù, Al-Husayn. Tre “figure” delle tre grandi culture: quella greca, quella cristiana, quella musulmana.
Il sacrificio dell’innocente giustifica il dolore e la morte di ciascuno. Nella prospettiva del ritorno all’Eterno e della Resurrezione. E tre, dunque, sono i capitoli del martirio nel nostro codice culturale, sociale e mentale.
Tre sacrificati la cui uccisione è lo stigma imaginale del sacro in un preciso indirizzo dove il mito è rito e dove la Rivelazione dell’eterno dilaga dai secoli fino a noi.
L’esatto destino del continente euro-asiatico che trova nel Mediterraneo il conturbante ragazzino Dioniso, dilaniato dalle Menadi, quindi Gesù – il figlio di Maria, la Prescelta – che, come l’altro, agnello sacrificale di Dio, nel Golgota incontra gli uomini che lo mettono a morte nel sacrificio ingiurioso della crocifissione.
Infine, Kerbala, nell’odierno Iraq, dove rifulge il martirio di Hosseyn nato da Alì e da Fatima – figlia del Profeta dell’Islam – il nipote di Muhammad, venuto al mondo per “ordinare il bene e proibire il male” e però perseguitato e come il Cristo, cercato tra gli incolpevoli messi a morte nella “Strage degli innocenti”.