Commemorazioni del Giorno del Ricordo 2021

 

 

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La Repubblica italiana riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Legge 30 marzo 2004, n. 92

 

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La presidente del Consiglio comunale di Venezia, Ermelinda Damiano, giovedì 4 febbraio alle 11.30 ha presieduto la conferenza stampa di presentazione del programma di eventi per il Giorno del Ricordo 2021.

L'appuntamento si è svolto nella sala consiliare del Municipio di Mestre e d è stato possibile seguirlo in diretta streaming

Il Comune di Venezia rende omaggio anche quest'anno alle vittime delle Foibe e dell'esodo Giuliano Dalmata con una serie di eventi diffusi su tutto il territorio comunale per commemorare il Giorno del Ricordo.
Sono oltre trenta gli appuntamenti in programma quest’anno tra incontri, conferenze, presentazioni di libri, cerimonie e racconti teatrali. Eventi che contribuiscono a rendere questa celebrazione sempre più articolata e complessa, occasione di necessaria e approfondita riflessione su quei drammatici avvenimenti storici. Il calendario degli eventi è consultabile online sul sito del Comune di Venezia con la possibilità di seguire le iniziative in diretta o differita streaming sui canali social del Comune o su quelli degli organizzatori.

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LA "MESSA DEL RICORDO" E LA COMMEMORAZIONE IN PIAZZALE MARTIRI DELLE FOIBE  
Le cerimonie avranno un prologo religioso domenica 7 febbraio, alle ore 10, con la “Messa del Ricordo” nel Duomo di San Lorenzo a Mestre, celebrata da don Gianni Bernardi. Alla funzione si potrà partecipare nel rispetto e con le modalità previste dalle norme anti-Covid19. Mercoledì 10 febbraio alle 11 in Piazzale Martiri delle Foibe, a Marghera, si svolgerà invece la commemorazione del “Giorno del Ricordo”, con la deposizione di una corona a memoria delle vittime di quei tragici fatti. La cerimonia è organizzata dal Comune di Venezia e dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Sarà possibile seguire l'iniziativa solo in diretta streaming sui canali social del Comune.
 
LA CERIMONIA CITTADINA E LO SPETTACOLO "GIULIA" AL MOMO
Sempre Mercoledì 10 febbraio alle 12, dal Teatro Momo di Mestre sarà trasmessa in streaming la cerimonia cittadina con gli interventi del sindaco Luigi Brugnaro, della presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano, del presidente del comitato di Venezia dell’A.N.G.V.D. Alessandro Cuk e di Andrea Castelletti, regista di “Giulia”, lo spettacolo teatrale che seguirà la cerimonia. Scritto dalla giornalista Michela Pezzani, "Giulia" racconta la storia di una bambina che compie un viaggio con i suoi genitori nella terra delle sue origini e dove, a ritroso, scopre il destino dei suoi nonni e della sua bisnonna, di cui lei porta il nome e il cui corpo giace ancora custodito in una foiba carsica. "Si tratta di un viaggio nel tempo e nella geografia - spiegano gli autori - un viaggio nella memoria e nel ricordo, un’opportunità di approccio alla storia per molti, per troppi, ancora di sicuro ignorata". La cerimonia cittadina e lo spettacolo teatrale saranno disponibili dal 10 al 17 febbraio. 
 

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LE FOIBE
Nel corso del settembre-ottobre del 1943 e, in misura molto più ampia, durante la primavera del 1945, le foibe rappresentarono il simbolo di una tragedia spaventosa che colpì la popolazione giuliano-dalmata, quando alcune migliaia di persone (circa 6-7mila) vennero uccise dai partigiani di Tito ed i loro corpi furono gettati in parte in queste voragini, in parte nelle fosse comuni o in fondo all'Adriatico, oppure non tornarono dai vari luoghi di prigionia.
Elemento comune di questo dramma fu la quasi totale mancanza di notizie delle persone deportate che sparirono senza lasciare traccia, per cui nel tempo si è consolidato l'uso del termine «foiba» nel suo significato soprattutto simbolico, come paradigma di una vicenda molto più ampia, a prescindere dal luogo esatto e dalle specifiche modalità che interessarono le singole uccisioni.
Il termine «foiba» divenne nel tempo rappresentativo della fine di tutte le migliaia di persone scomparse senza dare più notizia di sé, uccise a seguito di due distinte ondate di violenza scatenate da elementi del Movimento Popolare di Liberazione jugoslavo. Molti vennero fucilati o comunque eliminati durante la loro deportazione, altri cessarono di vivere per malattia, per stenti o per le esecuzioni sommarie di cui furono vittime nei lunghi periodi di detenzione nelle carceri o nei campi di concentramento nelle varie regioni della Jugoslavia.
Non indifferente è in particolare il numero di coloro, che dopo il loro arresto, furono uccisi anche parecchi mesi dopo la fine della guerra dagli organi di polizia jugoslavi.
La foiba di Basovizza è il memoriale per tutte le vittime degli eccidi del 1943-45, figura e simbolo di tutti i drammi che hanno segnato le vicende del confine orientale al finire del secondo conflitto mondiale.
 
LE FOIBE: COSA SONO?
Foiba: vocabolo derivato dal latino fovea che significa fossa, abisso. Fino a pochi anni fa il termine si trovava solo nei testi di geologia per definire uno dei tanti fenomeni carsici tipici della Venezia Giulia. Le foibe sono delle cavità naturali, voragini a forma di imbuto, che sprofondano più o meno verticalmente nel terreno per decine di metri, talvolta con salti di due-trecento metri, autentici pozzi naturali, abissi che appaiono all'improvviso sul territorio. Possono avere dimensioni molto variabili, da quella di Pisino, la più vasta dell'Istria, a quelle del Carso triestino. La bocca della foiba, o inghiottitoio, ha di solito un'apertura della larghezza di pochi metri ed è quasi sempre semi occultata dalla vegetazione spontanea che vi cresce attorno, per cui risulta di difficile localizzazione. Sotto l'apertura si spalanca la voragine che ha un andamento quasi sempre molto irregolare e tortuoso, che si sviluppa in cunicoli ed anfratti inaccessibili all'uomo.
Sovente è difficile, se non impossibile, capire dove finisca la voragine perché essa, molte volte, si dirama in un dedalo di stretti pertugi che continuano a scendere, perdendosi nelle viscere della terra.

 

L'ESODO
Con il Trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, l'Italia, nazione sconfitta, dovette accettare tutte le pesanti condizioni stabilite dalle Potenze vincitrici. In particolare fu sancito il passaggio dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia di Tito e la creazione del Territorio Libero di Trieste (T.L.T.); il cambio di sovranità fu traumatico, scatenando l'esodo del 90% della popolazione italiana (in tutto gli esuli furono più di 300.000) che abbandonò la casa e gli averi e cercò rifugio in Italia o emigrò oltre oceano. 

 

Per informazioni:

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