22.09.2021 L’UE e le dinamiche migratorie - Enrico Di Pasquale, Fondazione Leone Moressa

Mercoledì 22 settembre alle ore 18.00 si è tenuto l'incontro "L’UE e le dinamiche migratorie" presso il Centro Culturale Candiani, Sala seminariale (primo piano), P.le Luigi Candiani 7, Mestre-Venezia.

GUARDA LA REGISTRAZIONE DELL'INCONTRO sul canale YouTube di Europe Direct del Comune di Venezia

Questo appuntamento è inserito nel "Ciclo d'incontri sull'Unione Europea" che consiste in 5 lezioni frequentabili anche singolarmente tutte gratuite e aperte alla cittadinanza.
 
Interventi:
Enrico Di PasqualeFondazione Leone Moressa
 
Le tematiche dell'incontro "L’UE e le dinamiche migratorie":
 
=> La migrazione come fenomeno globale
Secondo un’indagine Eurobarometro, la popolazione europea ha tendenzialmente una percezione negativa dell’immigrazione. L’Italia è tra i Paesi con la percezione più negativa (assieme ai Paesi dell’Est).
La migrazione è, ormai da diverso tempo, un fenomeno globale e globalizzato. Negli ultimi vent’anni, nel mondo, i migranti internazionali (coloro che vivono in un Paese diverso da quello in cui sono nati) sono passati da 192 a 272 milioni e rappresentano oggi il 3,5% della popolazione globale.
Negli ultimi anni sono in forte aumento i migranti forzati, che hanno superato gli 86 milioni nel 2019. Di questi, tuttavia, oltre la metà vive ancora nel Paese d’origine e il 67% si trova in Paesi del Sud del mondo. Dunque, quello dei rifugiati è un tema che coinvolge solo marginalmente l’Europa: in rapporto alla popolazione residente, i Paesi che accolgono più rifugiati sono Libano, Giordania, Turchia e Uganda.
 
=> La presenza immigrata in Europa
In Europa, ad oggi risiedono 22 milioni di cittadini extra-comunitari (4,9% della popolazione), a cui si aggiungono 14 milioni di migranti intra-comunitari (3,2%). Negli ultimi anni la migrazione verso l’Europa continua ad aumentare: i Permessi di Soggiorno sono raddoppiati dal 2011 al 2019, passando da 1,48 milioni a 2,96 milioni. Nella composizione dei Permessi, sono aumentati quelli per lavoro (da 28,2% a 40,5%). I Permessi per motivi umanitari (nella voce “altro”) hanno avuto un peso maggiore tra il 2014 e il 2017, per poi tornare a scendere nel 2018.
A livello mediatico, tuttavia, l’attenzione è catalizzata dal fenomeno degli arrivi irregolari, che hanno toccato il picco massimo tra il 2015 e il 2016. Successivamente, a seguito degli accordi Ue-Turchia (2016) e Italia-Libia (2017), i numeri sono tornati a diminuire.
 
=> Il sistema europeo di asilo
La cosiddetta “crisi dei rifugiati” ha fatto emergere le principali criticità del sistema europeo di asilo.
Nonostante le Istituzioni europee promuovano un sistema europeo di asilo comune, la situazione è molto frammentata. Innanzitutto, non esiste ad oggi un modo legale per entrare in Europa per chiedere protezione internazionale. L'unico modo per presentare domanda di asilo è essere già in Europa, per cui l'unico modo per ottenere il diritto alla protezione è l'ingresso illegale.
Negli ultimi dieci anni molti paesi (come l’Italia) hanno ridotto la possibilità di migrazione legale: in questi casi, la domanda di asilo è diventata di fatto l'unico modo per entrare in Europa. Occorre precisare che, anche se l'arrivo è illegale, il richiedente asilo è in attesa di una risposta formale da parte
del Paese ospitante, quindi non si trova in una posizione irregolare (per questo è sbagliato parlare di “clandestini”).
Un’altra grande criticità riguarda il fatto che la gestione delle domande di asilo è a carico degli Stati membri, in particolare del paese di primo ingresso (regolamento Dublino).
 
=> Le azioni europee
Nel 2015, per dare sostegno agli Stati di frontiera, la Commissione Juncker ha lanciato l’Agenda sull’immigrazione, con 4 pilastri:
  • Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare
  • Gestire le frontiere: salvare vite umane e rendere sicure le frontiere esterne
  • Onorare il dovere morale di proteggere: una politica comune europea di asilo forte
  • Una nuova politica di migrazione legale
Tuttavia, la negoziazione in sede di Consiglio ha ridotto notevolmente gli obiettivi. E, addirittura, i risultati sono stati ben al di sotto delle aspettative (soprattutto per quanto riguarda la “Relocation”).
Nel 2018, inoltre, il Consiglio Ue ha bocciato la proposta di riforma del Regolamento di Dublino, che avrebbe introdotto alcuni correttivi al sistema attuale, a sostegno dei Paesi di primo sbarco.
Nel 2020 la nuova Commissione Von der Leyen ha presentato il nuovo Patto su migrazione e asilo, in cui si sostiene «un nuovo inizio per la migrazione: rafforzare la fiducia e raggiungere un nuovo equilibrio tra responsabilità e solidarietà».
Si tratta in realtà di richiami generici ai principi di solidarietà previsti dai Trattati (e puntualmente disattesi dagli stati) e alla necessità di potenziare controlli alla frontiera e rimpatri.
Poca attenzione all’integrazione, più al controllo delle frontiere. Lo stesso bilancio Ue 2021-2027 prevede 8,7 miliardi per FAMI e 10,7 miliardi per FRONTEX (+ fondi per la Turchia).
 
=> Le sfide
Se negli ultimi anni molte volte si è detto che “l’Europa non ha fatto abbastanza” sull’immigrazione, bisogna fare chiarezza su cosa intendiamo per “Europa”. Le istituzioni di Bruxelles (Commissione e Parlamento) hanno dimostrato molta attenzione verso l’immigrazione e verso i Paesi più esposti. Al contrario, i Paesi dell’Est sono riusciti a “boicottare” (o quantomeno ridimensionare) queste iniziative, preferendo una “non gestione” dei fenomeni migratori.
In un periodo di relativa “calma” sul fronte degli arrivi via mare, non si è colta l’occasione di riformare il sistema di asilo.
Rincorrendo queste posizioni anti-immigrazione, si rischia di concentrare risorse ed energie alla protezione delle frontiere esterne (peraltro con risultati discutibili, come nel caso dell’accordo Ue-Turchia), tralasciando invece i temi degli ingressi legali e dell’integrazione dei migranti già presenti.
 
Fondazione Leone Moressa
La Fondazione Leone Moressa è un istituto di studi e ricerche nato nel 2002 da un’iniziativa della Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre CGIA, specializzato nello studio delle fenomenologie e delle problematiche relative alla presenza straniera sul territorio.
Allo scopo di diffondere la conoscenza del valore economico degli stranieri in Italia, la Fondazione Leone Moressa promuove la ricerca scientifica rivolta allo studio dell’immigrazione attraverso la raccolta e l’elaborazione di dati e informazioni sul fenomeno migratorio e sui rapporti multietnici.
L’attività di ricerca, inoltre, è uno strumento prezioso per avanzare proposte concrete in merito all’individuazione di percorsi di integrazione e per valutare gli impatti delle politiche migratorie. Per questo motivo la Fondazione realizza attività di informazione e sensibilizzazione, organizza seminari, dibattiti e convegni, e collabora attivamente con le istituzioni, le associazioni e le organizzazioni del territorio.
 
Leone Moressa. La Fondazione è dedicata ad uno dei fondatori dell’Associazione Artigiani di Mestre (1906-1984). Attento ai bisogni della comunità locale e animato da profondo spirito di partecipazione politica e sociale (partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale e più volte Consigliere Comunale a Venezia) fu tra i fondatori della CGIA e uno dei fautori dello sviluppo della sua attività politico-sindacale. A Leone Moressa si deve, tra le altre cose, la costituzione della prima Cassa Previdenziale per l’Artigianato. Fu sempre animato in tutta la sua vita associativa dal desiderio di condurre i valori e lo spirito della categoria artigiana al di fuori dei confini dell’impresa, anche attraverso la realizzazione e il sostegno di iniziative culturali e sociali.
 
Alcune foto dell'evento:
Foto SABA
 
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Per informazioni:
 
Europe Direct del Comune di Venezia
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Fondazione Leone Moressa
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Revisione dei contenuti: 23/08/2021