Spettacolo Il Gioco della Musica e del Destino | Carnevale di Venezia 2025
Nell'ambito del Carnevale di Venezia 2026 il Centro Culturale Candiani ospita lo spettacolo
Il Gioco della Musica e del Destino
Il programma odierno invita l’ascoltatore a riscoprire la musica non solo come arte contemplativa, ma come un campo da gioco dove si sfidano l’ingegno dei compositori, la bravura degli esecutori e le mutevoli sorti dell’animo umano.
Il viaggio ha inizio sotto il segno della gioia e del ritmo. I Balletti di Giovanni Giacomo Gastoldi (L’innamorato, Il bell’humore) ci portano nelle corti del tardo Cinquecento, dove la musica è invito alla danza e celebrazione del piacere vitale. Qui il gioco è trasparente, quasi infantile nella sua perfezione ritmica, ma già venato dall’ironia di Orazio Vecchi in Fa una canzone senza note nere, il compositore gioca con la tecnica stessa: una sfida al virtuosismo estremo in favore di una melodia piana e soave, specchio di una serenità cercata e difesa.
La competizione si sposta poi sul piano della rappresentazione e della parodia. Con Adriano Banchieri, la polifonia si fa “bestiale”: una sfida umoristica tra la dottrina del contrappunto e l’imitazione degli animali, dove il rigore accademico viene scardinato dal riso. Questo gioco di specchi prosegue con l’eco di Orlando di Lasso, che trasforma lo spazio fisico in uno strumento di inganno acustico, e con la sfida naturalistica di Giaches de Wert. Nei suoi Vezzosi augelli, la natura stessa entra in gara, cercando di superare in dolcezza e virtuosismo l’arte del compositore.
Ma ogni gioco ha il suo rovescio. Il programma vira verso la riflessione profonda con Cipriano de Rore. In O sonno e Mia benigna fortuna, il gioco della vita si scontra con l’oscurità e l’asprezza del destino. Qui la competizione è interiore: la lotta tra il desiderio di oblio e l’inesorabile scorrere delle ore. Anche Wolfgang Amadeus Mozart, con il disincanto metastasiano di Più non si trovano, ci avverte che tra mille amanti la fedeltà è un gioco di maschere dove spesso trionfa l’incostanza.
Il percorso giunge infine al suo compimento. Dopo l’asprezza del dubbio, la musica torna a farsi celebrazione della vittoria. È l’apoteosi del vincitore che trova la sua eco definitiva nell’Amor vittorioso di Gastoldi. La competizione si scioglie nel trionfo, la musica vince sul destino, e lo spirito umano, attraverso il “gioco” dell’arte, raggiunge finalmente le stelle. Infine con il coro di Händel, lo spirito olimpico si manifesta in tutta la sua gloria: l’eroe viene incoronato, i giochi sono pronti.