Tomato Soap

Venerdì, 29 Marzo, 2019
Ore: 
19.30

 

Marzo Donna 2019

Teatronovela sulla violenza di genere in un’unica puntata

creazione originale Manimotò
di e con Ariela Maggi e Giulio Canestrelli
regia Lydie Le Doeuff
sonoro IOSONOUNCANE
costruzione pupazzi Ariela Maggi e Giulio Canestrelli
coaching manipolazione pupazzi Monica Varela Couto
coproduzione e distribuzione Questa Nave
 
Ingresso libero fino a esaurimento posti
 
Secondo classificato al playFestival 2.0 – ATIR Teatro Ringhiera e Piccolo Teatro di Milano 
Spettacolo vincitore del concorso “Teatro voce della società giovanile” – Endas Emilia Romagna e Itc Teatro
 
Nell'ambito di Marzo Donna 2019, manifestazione promossa dal Centro Donna del Comune di Venezia, il Teatro Momo ospita venerdì 29 marzo, alle ore 19.30, lo spettacolo teatrale Tomato Soap, della compagnia Manimotò.
 
Tomato Soap porta in scena il tema della violenza di genere raccontando la storia di un uomo e una donna che pensano di darsi amore e si danno morte. Seguiamo le vicende di Gianni e Gilda dal loro primo incontro, l’innamoramento, la costruzione di una vita insieme, fino a diventare spettatori dell’incrinarsi del rapporto e della prepotenza con cui la violenza ne diventa protagonista. Cogliamo le ritualità malate che si insinuano nella coppia, e la malintesa capacità di perdono che ne sostiene la terribile sopravvivenza.

Gianni e Gilda sono due pupazzi di gommapiuma a grandezza umana, marionnettes portés, manipolati a vista dagli attori. Ma la storia dei pupazzi è anche il gioco della coppia di attori-manipolatori, che sotto gli occhi del pubblico scambiano le carte, invertendo i ruoli: è infatti l’attrice a fare l’uomo e l’attore a fare la donna.

A dispetto della gravità del contenuto, Tomato Soap utilizza un linguaggio lieve, visuale, ironico, muto, accompagnando gli spettatori al limite della risata, là dove la tragedia diventa grottesco.

È un paradosso: la disumanizzazione della finzione teatrale di “TOMATO SOAP” riesce ad abbattere quel muro fatto di imbarazzi e di tabù che spesso impedisce una riflessione profonda sul problema della violenza di genere, e infine umanizza i personaggi, li avvicina a tutti noi, in un messaggio universale che ci chiama in causa e ci mette in movimento.

Cora Ranci, QCODE MAG

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