Simone Carraro

Simone Carraro nasce a Treviso nel 1995. Si iscrive nel 2014 al corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, diplomandosi nel marzo del 2018. Affascinato dal simbolismo dei bestiari antichi e dei trattati scientifci e di cultura popolare, basa la sua ricerca sull’interazione tra immagine e scrittura analizzando quelle situazioni spesso marginali in cui il rapporto intrinseco tra uomo e natura non è un lontano ricordo ma una realtà quotidiana. Per la realizzazione delle sue opere intercetta le caratteristiche oristiche, faunistiche e della cultura popolare, in relazione all’ambiente in cui interviene, traducendole attraverso il proprio codice allegorico in forme figurative e verbali. E’ attivo anche nel campo della performance musicale, del field recording e della costruzione di strumenti elettroacustici utilizzando materiali di recupero. E’ da queste pratiche che si sviluppano diverse collaborazioni e progetti di performance musicale, studio recording e installazione sonora con l’obbiettivo di addentrarsi nella molteplicità delle possibilità sonore e di creare spettacoli dal vivo che forniscano nuove chiavi di lettura del mondo musicale.

Atelier n. 6 presso Palazzo Carminati
astrazione.rachitica@gmail.com

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Culex Pipiens, 123 cm x 123 cm, vernice acrilica su tessuto grezzo

Ogni ecosistema è costituito da piú comunità di organismi viventi che interagiscono tra loro, in un determinato habitat (dal latino “abitare”), costituendo un sistema autosufficiente in equilibrio dinamico. Tra tutti i tasselli che vanno a comporre questo fitto mosaico di biodiversità si innestano delle relazioni che contribuiscono al continuo scambio di energia e materia. La perdita di una singola comunità comporta la destabilizzazione di questo delicato equilibrio. L’opera prende in considerazione la biologia di una delle specie più scomode e indesiderate: la zanzara comune “Culex Pipiens” e le dinamiche attraverso le quali essa si relaziona agli altri esseri viventi all’ interno di un habitat come quello della risaia. È proprio in queste distese umide dedicate alla coltura del riso, un tempo ricche di biodivetsità, che la modernizzazione delle pratiche agricole ha ridotto il valore ecologico, causando spesso il declino di alcune specie necessarie a frenare la proliferazione della zanzara.