Se questi sono gli uomini

Foto dell'autore

Presentazione del libro di Riccardo Iacona

Venerdì 5 aprile 2013 ore 15.30
Sala Auditorium I.T.I.S. "Pacinotti"
Via Caneve, 93 - Mestre

Introduce:
Morena Da Lio
Segretaria SPI Veneto

Ne discutono con l'autore:
Giorgio Penuti
Psicologo Centro Liberiamo dalla Violenza Consultorio Familiare AUSL Modena
Gabriela Camozzi
Responsabile Centro Donna Comune di Venezia
Giacomo Mambirani
Associazione Maschile Plurale

Con macabra regolarità, ogni tre giorni - ma ci sono anche "punte" di frequenza quotidiana - una donna viene uccisa da un marito, un compagno, un ex che, talvolta, dopo averla "soppressa", si suicida; e ciò, dopo aver subito uno stillicidio di minacce, violenze fisiche e morali. Ormai è diventato un vero e proprio fenomeno sociale, in Italia, chiamato "Femminicidio".
Il fenomeno ha radici lunghe: è l'espressione di un'incapacità maschile di accettare l'autonomia di colei che considera una "cosa sua", dunque non "autorizzata" a porre fine ad un rapporto ormai finito. E' ormai un'emergenza, alla quale il giornalista Riccardo Iacona, autore e conduttore del programma televisivo di Rai Tre "Presa diretta", ha dedicato il libro "Se questi sono gli uomini - Italia 2012. La strage delle donne" (Chiarelettere), dove, in un viaggio da Enna a Milano, con stile da reportage televisivo, l'autore intreccia le storie di tante donne cadute per la mano assassina di chi avevano amato.
Riccardo Iacona affronta anche il tema dal punto di vista mediatico, affermando: "i miei colleghi giornalisti stanno perdendo un'occasione straordinaria per raccontare il paese attraverso queste vicende, lasciarlo raccontare al gossip o relegarlo a trasmissioni che si abbandonano alla morbosità dei particolari macabri senza analizzare i contesti in cui si sono generati. Questo sarebbe un paese più felice, se migliorasse il suo rapporto con le donne".
"Se ogni uomo pensasse serenamente che una donna quando l'hai conquistata non é per sempre, ma che va curato il rapporto giorno per giorno, miglioreremmo le nostre relazioni sociali, accetteremmo tutti (uomini e donne) di potersi senza drammi rimettere in gioco, saremmo tutti migliori, e sarebbe un paese migliore".