Monica Guerritore

Mercoledì, 15 Luglio, 2020
Ore: 
21.00

 

Quel che so di lei

«E io? Non devo avere cuore, da qui in avanti solo orecchie per ascoltare, cogliere i gemiti e trascriverli. Umile scrivana del dolore delle donne»
Hélène Cixous, Il teatro del cuore
 

Le parole di Cixous, immensa scrittrice e drammaturga francese, spiegano in parte l’origine di Quel che so di lei. ‘Lei’, Giulia Trigona, zia di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, tragica protagonista del primo  caso  di  femminicidioche  scosse  l’opinione pubblica  italiana  nei  primi  del ‘900. Volevo capire... Ho immaginato di camminarle a fianco, prendere il suo passo per raccoglierne le verità, le cose non dette, il percorso emotivo, sentimentale. Mi sono messa in ascolto,ma ad imporsi e a parlare  al  posto  di colei  che  non può più  raccontaresono  state ‘le  donne’ che  ho  abitato, interpretato. Sono  loro che, complice  la  potenza  della  narrazione, hanno dato corpo  e  cuore ai momenti fatali che hanno portato la Contessa Trigona a trovare la morte nella stanza 8 di uno squallido albergo vicino alla Stazione Termini. Figure appassionate, storie straordinarie che hanno raccontato il tradimento e la perdita dell’innocenza, l’amore carnale e l’illusione, la caduta.

E poi sono apparse le ultime, quelle che io chiamo ‘le donne sgarbate’: Carmen e Oriana, che escono, con il loro ‘No’, dal cono di luce dell’affabulazione letteraria. Carmen, che gridando ‘No’ sceglie la libertà. Oriana, in guerra col mondo. Il più bel monumento alla dignità umana per me resta quello che vidi su una collina nel Peloponneso. Non era una statua, non era una bandiera ma tre lettere che in greco significano ‘No’. Uomini assetati di libertà le avevano scritte sugli alberi durante l’occupazione nazifascista. Anche io ho detto ‘No’.

E Giulia Trigona, che dicendo ‘NO’ viene uccisa. Un filo d’Arianna, rosso di sangue, passione e resistenza, che con quei ‘NO’ conduce fuori dal labirinto di cui siamo da sempre prigioniere e che porta verso la conquista di una nuova e più matura consapevolezza femminile. Una donna nuova da disegnare, di cui scrivere, di cui narrare.

In un’epoca dove tutto è morto, freddo, alienato, la potenza dei racconti ha campo libero, e come – forse – ci ha imprigionato, così ora ci può liberare.

Un reading di – e con – Monica Guerritore, tratto dal libro Quel che so di lei: Donne prigioniere di amori straordinari (Longanesi, 2019).

Tutti gli spettacoli sono a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. 
 
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