Conferenza "La barba, le stigmate, l’estasi. Iconografia francescana da Giotto a Caravaggio" - Università del Tempo libero Città di Mestre

da Mercoledì, 25 Febbraio, 2026 a Mercoledì, 4 Marzo, 2026
Ore: 
16.00

Prosegue il ciclo di conferenze dedicato dall’Università del Tempo libero Città di Mestre alla figura di San Francesco, nell’ottavo centenario della sua morte. Mercoledì 25 febbraio e mercoledì 4 marzo, in entrambe le occasioni alle 16 al Centro Culturale Candiani, Alessandro Righi approfondirà l’iconografia francescana da Giotto a Caravaggio con la conferenza intitolata “La barba, le stigmate, l’estasi”. L’ingresso è libero.

Francesco d’Assisi viene proclamato santo nel luglio 1228 da papa Gregorio IX, meno di due anni dopo la sua morte. Immediatamente si scrivono alcune vite del santo (la più celebre quella di Tommaso da Celano) che ne divulgano la figura e gli atti, senza tacerne, con ingenua “disattenzione”, anche gli aspetti più controversi. Nel 1266 tutte queste biografie sono proibite dal Capitolo dell’ordine e, su sua disposizione, distrutte, ad eccezione di un’unica redazione: la Legenda maior del generale dell’ordine Bonaventura da Bagnoregio. Si vuole, con questi provvedimenti, attenuare i caratteri più dirompenti del pensiero del fondatore in accordo con il crescente potere assunto nell’ordine dai frati conventuali, che erano interessati a trasmettere la figura di un San Francesco non collocato ai margini della società, bensì inserito nella civitas e nei suoi meccanismi, anche economici.

Il costituirsi di un canone ufficiale della vita di san Francesco incide anche sull’iconografia del Santo, che si sviluppa subito dopo la sua  morte, in particolare con i primi due cicli pittorici a lui dedicati nella basilica di Assisi: il più antico nella basilica inferiore, del Maestro di San Francesco, e il successivo in quella superiore con ventotto scene della vita di Francesco eseguite dal nascente grande talento della pittura italiana, il fiorentino Giotto da Bondone tra il 1288 e il 1292 (autografia e data ancora oggi non univocamente accettate).

L’iconografia di Francesco non si delinea, però, seguendo un filone univoco. Ad esempio Tommaso da Celano, che aveva conosciuto Francesco, lo descrive con “barba nigra” e rada, mentre Giotto, dopo Assisi, mostra nei suoi affreschi fiorentini un Francesco glabro; un dettaglio apparentemente insignificante che però illumina sulle dinamiche ideologiche interne all’ordine, in forte crescita di numero e popolarità, e sulla competizione che si era instaurata tra le due grandi famiglie interne (i frati conventuali, e quelli minori), dopo la morte del fondatore.

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Ultimo aggiornamento: 08/01/2026 ore 13:16