"Nuove Frequenze" incontra Beatrice Pucci

Grazie alle sue competenze e professionalità Beatrice Pucci, collaborando con l'Associazione Hamelin di Bologna, ha curato i video del Festival virtuale nella sua prima edizione. È un’autrice di film d’animazione in stop motion, scultrice e disegnatrice. Vive e lavora tra l’Appennino Marchigiano e l’Emilia. Il suo ultimo lavoro di animazione Soil is Alive è entrato nella “Cinquina finalista Nastri d’Argento 2016” e ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali tra cui il festival d’Annecy. Ha lavorato per il cinema con un inserto animato all’interno film di Alina Marazzi ‘Tutto parla di te”, interpretato da Charlotte Rampling,  premio “miglior regia” all’8° edizione del Film Festival di Roma. Di recente ha realizzato un corto animato con una tecnica speciale fatta di inchiostro e luce per la canzone “Ho paura” di Alessandro Fiori.
Le sue sculture e i suoi disegni sono stati esposti in Italia e all’estero.
È docente di Tecniche di Animazione presso l’Accademia di Bella Arti di Urbino.
 
Beatrice, puoi raccontarci come è stato lavorare per il festival virtuale Nuove Frequenze, tra l'altro proprio in un periodo di piena emergenza per il Covid-19 ?
Lavorare per il festival è stata una bella avventura. In poco tempo ho realizzato 11 video e utilizzato diverse tecniche del cinema di animazione.
Il linguaggio animato che sono solita utilizzare è quello della puppet animation, ma in questo caso la messa in capo di diverse tecniche è stata necessaria per rappresentare al meglio i booktrailer  e la poetica degli autori.
La sperimentazione delle tecniche è una mia grande passione: nei ritagli di tempo, senza un obbiettivo specifico, mi metto a studiare come funzionano altri linguaggi. Questo tipo ricerca è sempre fondamentale: ampliare il proprio vocabolario ci premette di esprimerci con più libertà.
Lavorare in pieno lockdown a 11 video inizialmente mi ha preoccupata: avevo paura di non riuscire a reperire alcuni strumenti, poi ho capito che avevo già tutto quello che mi serviva, negli anni ho accumulato tantissimo materiale, che non ricordavo nemmeno più di avere. Posso finalmente dire che la mia mania di non buttare mai niente in questo periodo ha trovato il suo significato.
 
Come si opera per l'animazione di una storia di carta?
Nel caso specifico dei Booktrailer mi sono ricordata di una tecnica incontrata, ma mai sperimentata, quando ero ancora una studentessa. Questo particolare tipo di animazione consiste nel mettere una bottiglia di vetro sotto l’obbiettivo della macchina fotografica. La macchina fotografica inquadra il disegno che viene distorto dal vetro ricurvo, deformandolo ad ogni scatto fotografico. È una tecnica magica che crea un’atmosfera incredibile ma non distoglie l’attenzione dalla lettura e l’ accompagna con discrezione.
 
Quale sensazione della storia ti cattura così tanto da diventare disegno?
Ci sono delle parole concrete che lo scrittore utilizza per risvegliare immagini nel lettore. Il mio compito, in questo caso, è stato quello di tradurre quelle immagini in disegno, cercando di non essere didascalica.
 
Qual è il tuo rapporto con la lettura?
Alcuni libri, mentre li sto leggendo, riescono a farmi vedere mondi e punti di vista a cui non avevo mai pensato. Altri concretizzano il mio pensiero: “ecco è proprio così che avrei voluto dirlo, ma non avevo le parole per farlo!” .
In questi casi ringrazio tantissimo chi le ha scritte per me.
 
Quale dei libri presentati, animandolo, ti è venuta voglia di leggere?
Ho già ordinato nella mia libreria di fiducia “Abbiamo sempre vissuto nel castello” di Shirley Jackson e “La canzone di Orfeo” di David Almond… per il momento, a seguire penso anche di colmare il vuoto di altre preziose letture.
 
Cosa hai scoperto degli autori intervistati grazie al tuo lavoro?
Ho scoperto che ognuno di loro doveva essere rappresentato in un modo diverso: Almond è materico, la Hardinge è eterea,  Nejib è sintesi e Marino Neri è contrasto.
 
Un libro che consiglieresti ai lettori della Rete Biblioteche Venezia?
Consiglio due libri a me molto cari. Il primo è “Trilogia della città di K” di Ágota Kristóf e “Fuoco centrale e altre poesie per il teatro” di Maringela Gualtieri.