Mostra fotografica “Mi, me ricordo…”
Da martedì 15 a mercoledì 23 settembre la Sala Palazzo della Provvederia di Mestre ospita la 4^ edizione della mostra dal titolo “Mi, me ricordo…”. Inserita nel palinsesto de “Le Città in Festa”, l’iniziativa è proposta dal gruppo Facebook “Mestre immagini antiche” in collaborazione con quello denominato “Mestre mia”. L’esposizione sarà aperta ogni giorno con orario 9-12.30 e 16-19.30. L’ingresso è libero.
La mostra è un tuffo nel passato attraverso le foto d'epoca raccolte, in prevalenza, da Paolo Pavan, co-amministratore di “Mestre immagini antiche”. C’è una Mestre che non si lascia raccontare soltanto dai palazzi, dalle piazze, dalle strade rimaste al loro posto o scomparse, o che hanno cambiato nome. È la Mestre delle persone che la attraversano, la abitano, la lavorano. Una città che nelle fotografie sembra quasi sempre sorpresa nel mezzo di qualcosa: un passaggio, una vendita, una sosta al bar, una fila, una manifestazione, una corsa in filovia, un mercato improvvisato, una trattoria con l’insegna ben visibile, un negozio che bastava nominare per sapere dov’era e chi ci si sarebbe trovato davanti.
Le immagini scelte dal gruppo Facebook “Mestre Immagini Antiche” per questa nuova mostra hanno questo filo comune: non fissano soltanto luoghi, ma cercano la vita che quei luoghi contenevano. Dal Parco Ponci di inizio Novecento alla Mestre che si affaccia agli anni Ottanta, il percorso è quello di una città che cresce, si allarga, cambia faccia, ma conserva una sua riconoscibile ostinazione quotidiana. Mestre non posa: lavora, vende, compra, aspetta, protesta, mangia, si sposta, guarda le vetrine, si ferma sotto i portici, sale su un mezzo pubblico, si mette in coda, si dà appuntamento.
Guardando queste fotografie viene spontaneo cercare prima di tutto un punto di riferimento. Una torre, un campanile, una curva del Canal Salso, via Piave vista dall’alto, Corso del Popolo ancora diverso da come lo abbiamo conosciuto poi. E subito dopo arrivano i dettagli: le automobili parcheggiate dove oggi non ce le aspetteremmo più, i filobus, le insegne dei negozi, i tavolini dei bar, le cassette della frutta, le tende, le saracinesche, i cappelli, i cappotti, le biciclette. È lì che la cartolina smette di essere cartolina e diventa racconto. La Mestre più antica appare quasi sospesa, con l’acqua, gli alberi, le chiese, le case basse, gli spazi ancora larghi. Poi la città accelera. Via Piave si riempie di traffico e movimento, Corso del Popolo diventa asse moderno, il Canal Salso continua a ricordare che Mestre è sempre stata porta d’acqua e di terra insieme. Gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta portano automobili, condomini, uffici, grandi magazzini, nuove abitudini. Ma dentro la trasformazione resta una città di prossimità, dove tutto sembra ancora raggiungibile, nominabile, riconoscibile.