Le Stravaganti Dis-avventure di Kim Sparrow è una Dark Comedy che segue tre eccentriche intrappolate in una spirale di disperazione e tradimento.
Kim, hipster quarantenne e manager di un negozio vintage, fa da mentore a Tussie, aspirante fashion designer non-binario sulla ventina. Il loro piano per rubare abiti di alta moda a una ricca cliente si complica quando Blatta, la più vecchia amica di Kim e ladra di professione, si inserisce con prepotenza nello schema. Ne segue una commedia degli errori che porta a violenza inaspettata e a un duro confronto con l'identità.
Note di regia
Questa pièce offre uno spaccato di New York attraverso lo sguardo di tre protagoniste femminili insolite, stravaganti, ridicole, violente, a volte volgari, che incarnano una società contemporanea in declino. Può risultare scomodo, irriverente e provocatorio vederle rappresentate in questo modo, ma penso che intercettino una verità e una rabbia che ci appartiene.
Julia May Jonas è un'autrice e drammaturga americana contemporanea le cui opere sono state rappresentate in teatri prestigiosi di New York come il Lincoln Center, The Bushwick Starr, Prelude, Incubator Arts Center, The Brick e PS122. Fondatrice del collettivo Nellie Tinder, ha ricevuto il sostegno della Mental Insight Foundation e della Rockefeller Foundation. Il suo romanzo d'esordio, Vladimir, è stato inserito tra i "Migliori libri del 2022" da Time Magazine, New York Magazine ed Entertainment Weekly, oltre a essere scelto come New York Times Editor's Pick. Il romanzo è stato adattato in una serie televisiva con protagonista Rachel Weisz, che debutterà su Netflix il 5 marzo 2026.
La narrazione si sviluppa in due parti: nella prima assistiamo alla pianificazione della rapina, dove si definiscono le dinamiche di potere e le motivazioni delle protagoniste; nella seconda le alleanze si spostano e i personaggi affrontano conseguenze brutali. Questa struttura costruisce una tensione crescente e rivela le verità più profonde sulle tre donne mentre le loro facciate crollano.
L'opera esplora l'obsolescenza in una cultura ossessionata dalla giovinezza, le relazioni intergenerazionali e il modo in cui la disperazione spinge le persone oltre i confini morali. La domanda centrale è: cosa succede quando persone che si sentono scartate dalla società cercano di prendere ciò che credono di meritare? La storia cattura quella sensazione familiare a chiunque arrivi a New York: aspettare l'opportunità giusta, sperando che porti al successo. Ma Kim, Blatta e Tussie, stanche di aspettare che il destino bussi alla loro porta, decidono di prendere in mano la situazione. Rubare abiti vintage pregiati diventa il loro tentativo disperato di crearsi un'opportunità, un futuro, la possibilità di avviare finalmente l'attività commerciale tanto sognata.
Per essere considerato "vintage", un capo deve avere almeno 25 anni: è il passaggio del tempo che lo rende prezioso e unico. Questa dinamica crea un paradosso affascinante: mentre i vestiti acquisiscono valore invecchiando, Kim vive nel terrore del tempo che passa, sentendosi perennemente fuori sincronia con il presente, in una sorta di eterno ritardo. Il vintage, fenomeno ormai diffuso globalmente ma con un forte epicentro nelle metropoli contemporanee, è diventato più di una tendenza: è una filosofia di vita, una risposta consapevole allo spreco dell'industria dell'abbigliamento. Indossare i vestiti di qualcun altro è un gesto performativo che genera speranza, desiderio di fuga, illusione di potere.
Questa dark comedy è anche una riflessione sul mondo capitalistico in cui viviamo: sulla differenza di classe, sui ricchi e sui poveri, un esame spietato sull'essere umano e su un sistema che ci vuole usare, comprare e mettere in costante confronto per stabilire chi è il migliore o il peggiore. La storia si concentra sulle relazioni tra queste tre donne, sui loro legami di dipendenza e sul bisogno disperato di una rivalsa contro la società che le ha escluse. Nelle metropoli la gentrificazione avanza inesorabile: le città si trasformano in luoghi esclusivi per ricchi, costringendo i poveri a spostarsi sempre più lontano verso le periferie, o a ritrovarsi a 45 anni ancora coinquiline in appartamenti condivisi.
È una pièce provocatoria che nasce dalla necessità di dare spazio a personaggi femminili non convenzionali. Siamo abituati a vedere uomini cattivi, falliti, volgari, violenti, inetti sulla scena, ma è tempo di ampliare lo sguardo e rappresentare le donne in tutte le loro sfaccettature. (Cristina Spina)