Carlo Naya 1816 – 1882 - Mostra fotografica

da Domenica, 7 Luglio, 2019 a Giovedì, 26 Settembre, 2019
Ore: 
17.00-19.00

 

Sabato 6 luglio 2019 alle ore 17.30
L’ Archivio Carlo Montanaro e La Fabbrica del Vedere
inaugurano la mostra 

Carlo Naya 1816 – 1882

che sarà aperta dal 7 – 07 – 2019  al 26 – 09 – 2019 dalle 17.00 alle 19.00
chiuso il martedì  ingresso libero

 

In questi ultimi tempi si sta replicando un grande interesse tra Venezia e Mestre, sulla fotografia e su quanto da lei deriva, cinema, videoarte e multimedialità. Un interesse che però, se si approfondisce, è meno pressante per la storia e la conservazione dei materiali. Esistono archivi che conservano con faticosa caparbietà testimonianze di un passato affascinante e importante. Dal dopoguerra di Cameraphoto, alle origini dell'industrializzazione delle immagini frutto delle intuizioni e della capacità imprenditoriale di Carlo Naya, un avvocato piemontese che nell'800 ha reinventato l'immagine stessa di Venezia ribadendone la suggestione con i “chiari di luna” stampe di grande formato con luci romanticamente reinventate. Ma non facendosi mancare nulla, in realtà. Dal momento che si è presto specializzato nella riproduzione di manufatti artistici (affreschi, quadri, architettura), arrivando poi a fissare (con il raccorciarsi dei tempi di scatto) la quotidianità della vita. E' proprio nel contrasto del passaggio di una ricerca tra l'estetico un po' ruffiano e un certo qual naturalismo (come si respira nella pittura coeva)  che si basa la mostra CARLO NAYA 1816 – 1882, un ricordo dell'industriale avveduto, in attesa di svelarne  con un saggio (ci stanno lavorando Alessandro Rizzardini e Massimo Stefanutti) parecchi aspetti ancora non chiari della vita. Ma soprattutto con l'intenzione di ribadire la necessità, per una città come Venezia, di cominciare sistematicamente a raccogliere gli originali della riproduzione automatica delle immagini, senza aspettare di gioire o stupirsi quando sono altri a farlo. La gran parte dei negativi della ditta Naya, intorno alle 10.000 lastre di vetro, dopo un paio di passaggi dalla sua chiusura di inizio '900, son conservate dalla famiglia Turio. Che ha sempre consentito approfondimenti e divulgazione. E' possibile che la città più dipinta, fotografata e filmata del mondo non garantisca totalmente (Soprintendenze, Regione, Provincia (?), Comune, Biennale, Fondazione di Venezia, Fondazioni private) la sopravvivenza della sua immagine?

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