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Città di Venezia
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Presentazione

manifesto apriamo i muri

Il Comune di Venezia, attraverso i programmi europei di riqualificazione urbana Urban, ha perseguito politiche di intervento sul territorio orientate alla trasformazione, alla rivitalizzazione e all'innovazione delle funzioni localizzate nel centro storico. Alcune aree della città, più di altre, a causa di endemiche e strutturali condizioni di disequilibrio sociale e insediativo, necessitavano (e alcune necessitano ancora oggi) di interventi specifici e al tempo stesso coordinati con le trasformazioni urbane della città, al fine di inserirli in una logica di intervento più vasta e non solo confinata al singolo e puntuale intervento.

Le azioni di riqualificazione urbana, insediativa e sociale intraprese attraverso il programma Urban Italia (un programma di intervento finanziato dal Ministero delle INfrastrutture e dei Trasporti a valere su una legge nazionale, la L. 388/2000, ma con modalità di intervento del tutto simili a quelle dei programmi europei Urban I e Urban II) hanno riguardato l'area dell'ex Quartiere 2 (oggi inserito nella Municipalità di Venezia-Murano-Burano).
 
Le azioni di intervento si sono inserite nella logica di realizzazione dei programmi complessi per la città antica (come ad esempio il progetto Giudecca 95), attraverso un insieme di progetti e azioni coerenti con le aree di trasformazione urbana identificate dal PRGC del Centro Storico. Pertanto si sono promosse azioni relative alla costruzione di nuovi poli insediativi, integrati da azioni di sostegno ai servizi abitativi, rappresentati dal sistema degli asili nido, degli spazi pubblici, dei servizi sociali e culturali.

Il progetto Urban Italia del Comune di Venezia - significativamente denominato "apriamo i muri" - si è inserito dunque all'interno del complesso sistema di interventi di riqualificazien rubana nella città antica e ha rappresenta un importante fattore di coesione e di rafforzamento delle politiche e delle iniziative che l'amministrazione comunale ha pormosso nel corso degli ultimi anni.
 
Il progetto ha posto al centro dell'attenzione i deficit sociali e strutturali presenti nell'area obiettivo (S. Croce, Dorsoduro, S. Marta, Giudecca, Sacca Fisola) alla data di presentazione del progetto (2002) mediante un insieme di azioni volte a superare tali deficit che, in sintesi, possono essere così riassunti:

 
  • una debolezza strutturale sotto il profilo demografico (con un indice locale di vecchiaia pari a 292, contro una media di 223 a livello comunale e di 158 per l'intero Nord Est e un saldo naturale negativo pari a -9,4% contro il -5,4% a livello comunale e il -2,0% del Centro-Nord);
  • la presenza di elementi di "segregazione" della popolazione, rappresentati da muri fisici, culturali, storici e logistici (dal muro di S. Marta in zona portuale al sistema del trasporto tra l'isola della Giudecca e il resto della città, da cui la scelta del titolo del programma);
  • la presenza di un elevato indice di criminalità, stranamente associato alla localizzazione nell'area degli istituti di pena del comune;
  • la presenza nel quartiere di aree a forte degrado ambientale (oggetto tra l'altro del Piano Regionale di Bonifica per le aree inquinate);
  • la presenza di numerose aree produttive dismesse o un tempo destinate a specifiche funzioni (come nel caso dell'area dell'inceneritore a Sacca Fisola, dell'area comprendente l'ex Mulino Stucky, delle aree ex Junghans);
  • la presenza nell'area di 18 sedi su 25 del polo universitario cittadino (Università degli Studi IUAV e Cà Foscari) e la conseguente consistente presenza di studenti, ai quali è necessario garantire un insieme di sistemi di supporto e di servizi destinati a promuovere la loro integrazione nella città.
 
 
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