

Due giovani sorelle e uno zio "leggermente eccentrico" abitano il castello dei Blackwood, unici sopravvissuti di una intera famiglia misteriosamente avvelenata durante una cena.
Da una delle "signore" del genere gotico il racconto dell'irritante ostinazione delle sorelle Blackwood nel voler vivere in ritiro nel loro castello, assieme allo zio invalido, estraniandosi dalla vita di paese, odiate dai propri compaesani e additate come le artefici dello sterminio del resto della famiglia.
La voce narrante è quella della sorella più giovane Merricat Blackwood che ci guida attraverso la sua adorazione per la bellissima sorella Constance e il suo istinto di protezione per lo splendido isolamento in cui vivono confinate dopo la tragedia che ha colpito gli altri membri della famiglia.
E' una sensazione di "fastidio" costante quella che percorre la narrazione: il fastidio di Merricat nel doversi necessariamente recare in paese a fare la spesa, quello della sorella per le visite inaspettate (seppur rare), ed il fastidio dei compaesani che mal celano la loro ostilità nei confronti delle due ragazze.
Un elemento "esterno" interverrà a sorpresa a distruggere il delicato equilibrio e a far esplodere la malvagità nelle sue forme più subdole: il cugino Charles, nel tentativo di approfittare della fragilità di Constance, scatenerà la furia a lungo repressa dei compaesani e a nulla serviranno gli amuleti protettivi della sospettosa Merricat.
Un male serpeggiante e sempre in agguato, e tuttavia non privo di possibilità di riscatto, è quello qui descritto in tono sottile dall'autrice.
Lorena Zivelonghi