
Sei in: Home > Comune » Ponte della Costituzione » Nota dell'assessore Mara Rumiz
Finalmente i cittadini possono conoscere il quarto ponte sul Canal Grande.
Attraversandolo si renderanno conto che si tratta di una grande opera, bellissima, che si inserisce perfettamente nel contesto della città.
Affinché essa sia completa manca, è vero, l'ovovia: essa è in fase di costruzione e verrà installata tra qualche tempo. Nell'attesa, al fine di assicurare la mobilità tra Piazzale Roma e la Ferrovia anche a chi ha difficoltà motorie, abbiamo definito le modalità di trasporto sui mezzi ACTV. Sarebbe stato un grave errore non aprire il ponte non appena ultimata la sua costruzione.
Intorno a quest'opera si sono addensate polemiche, critiche, clamori. Non è certo mia intenzione nascondere i problemi e il fatto che essa è costata molto di più di quanto era stato previsto (appalto nel 2002 per Euro
4.074.906, che diventano 6.720.237 con le somme a disposizione per rilievi, indagini, monitoraggi, attrezzature, martinetti, oneri tecnici, IVA; costo attuale: Euro 7.273.162; 11.276.794 se comprendiamo le somme a disposizione) e molto più lunghi sono stati i tempi per la sua realizzazione (previsti nel 2002 : 456 giorni).
Io ho preso in mano il ponte nel maggio del 2005, già oltre la data che era stata annunciata per la sua inaugurazione. Ricordo solo che i conci erano ancora in cantiere a Noventa di Piave e non risultavano per nulla in fase di ultimazione.
Finora ho lavorato in silenzio, non ho mai prestato il fianco a polemiche e strumentalizzazioni. Rivendico, però, con orgoglio di avere avuto una parte, una piccola parte, in questa straordinaria opera.
Se oggi possiamo ammirarla il merito va equamente distribuito tra i tanti che hanno collaborato. Sono molti, non riesco a citarli tutti e, pertanto, mi limito a ringraziare le maestranze, tutte: quelle dell'Impresa Cignoni ma
anche quelle di tutte le altre imprese, Lorenzon, Fagioli, Saint Gobain, Sinigaglia, Grassi, solo per citare quelle che hanno partecipato alle fasi più salienti. La decisione di fare un'opera spetta alle Amministrazioni, ma oltre al progettista chi è davvero indispensabile alla sua realizzazione è l'artigiano, colui che mette mattone sopra mattone, colui che, in questo caso, realizza e assembla pezzi uno diverso dall'altro: 156 tasselli in pietra d'Istria, ognuno diverso dall'altro, a rivestire le basi del ponte; 300 elementi di pedata e pianerottoli in vetro; 90 pannelli del parapetti in vetro; 200 lampade per l'illuminazione degli archi inferiori; 420 ton. di struttura d'acciaio, fatte di costole anch'esse una diversa dall'altra.
Sappiamo bene che è stato difficile. Già l'opera è complessa: opera d'arte e struttura funzionale contemporaneamente. Si tratta di un'opera prototipale e le difficoltà (anche la lievitazione dei costi e dei tempi) derivano soprattutto dalla sottovalutazione iniziale. Ma accanto a tale complessità ciò che è stato difficile da reggere è l'onda ostile. Attenzione, si tratta di piccoli numeri (e l'entusiasmo che ha accompagnato il varo del ponte ne è la dimostrazione) ma a questi piccoli numeri è stata data un'enfasi straordinaria: si è parlato molto di più delle proteste che dell'opera. E questo è totalmente ingiusto.
Spero che, ora che il ponte è aperto, si possa discutere diversamente. Abbiamo l'orgoglio di essere riusciti laddove in passato si sono arenate opere di straordinari architetti: Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Louis
Kahn. Abbiamo finalmente rotto il tabù.
Ho sempre pensato che il ponte, oltre a rispondere ad una funzione di collegamento, di miglioramento della mobilità a Venezia (anche alla luce degli altri interventi in corso di realizzazione: people mover, tram, SFMR), avesse/abbia uno straordinario valore per la tutela (nel senso pieno del termine: conservazione, sì, ma anche valorizzazione) della città: non solo una città con la testa rivolta allo splendido passato, ma una città che sa,
che vuole candidarsi ad essere città del presente e del futuro.
Proprio noi Veneziani, che abbiamo la responsabilità di conservare lo straordinario patrimonio artistico, storico, architettonico, ambientale ereditato dal passato, abbiamo l'obbligo di consegnare a chi verrà dopo di noi il segno più alto dell'architettura contemporanea.
Il ponte non sarà l'unica opera contemporanea: in città sono in piena attività i cantieri di Punta delle Dogana, con Tadao Ando, le Gallerie dell'Accademia (con Tobia Scarpa), il nuovo Palazzo del Cinema al Lido con "i 5 +1", il people mover, il nuovo Museo Vedova ai Magazzini del Sale sotto la sovrintendenza di Renzo Piano. Ma già c'è la bellissima Corte dei 4 Evangelisti di Chipperfield al Cimitero di San Michele, l'incubatore di giovani imprese nell'ex Chiesa di SS. Cosma e Damiano (intervento esemplare anche se fatto in casa, dagli architetti dei Lavori Pubblici, Claudio Spagnol in testa). Presto presenteremo il bando per il nuovo Ponte dell'Accademia, il cui primo punto sarà l'accessibilità per tutti.
Di nuovo grazie a tutti, a Santiago Calatrava, a SalvatoreVento, a Roberto Casarin, a Hermes Redi, a Edoardo Del Medico, all'impresa Cignoni e a tutte le altre che hanno collaborato, alla Commissione di collaudo, alla CO.VE.DI e a Guzzini, a tutti i tecnici e gli Amministratori, di ieri e di oggi, che hanno messo un tassello alla realizzazione del Ponte della Costituzione.