
Dietro gentile insistenza del vigile Rocchi [ora in quiescenza] ho provato a scartabellare le numerose "carte" conservate presso l'Archivio Generale del Comune alla Celestia, per poter ricostruire, almeno per grosse tappe, la storia della formazione del Corpo dei Vigili Urbani.
Il materiale è risultato ingente e degno sicuramente di una ricostruzione che contempli maggior tempo a disposizione e dispendio di mezzi.

Alcuni punti però si possono comunque fissare con certezza anche tramite uno studio breve come questo che spero risulti in ogni caso esaunente.
Mi sono limitato al periodo che va dall'unione di Venezia all'Italia (19/10/1866) alla fine del secolo che è poi il periodo compreso tra l'istituzione del "Corpo delle Guardie Municipali" (1867) a quello del "Corpo dei Vigili" (1893), perché mi sembra che vi siano racchiusi gli elementi essenziali per delineare le caratteristiche prevalenti della figura guardia/vigile e perché un elemento, sicuramente non secondario, come la più o meno marcata militarizzazione, subì in quel periodo una evoluzione che fu la premessa della situazione (e delle polemiche?) attuale.
L'istituzione di un "Corpo di Guardie Municipali", sull'esempio di quelli che già da qualche anno si erano costituiti nelle altre città del neonato Regno d'Italia (ed al riguardo è vastissima la corrispondenza con le città più disparate per richiedere notizie e delucidazioni) si presentò subito come un'esigenza inderogabile fin dalle prime sedute tenute dal Consiglio Comunale uscito dalle prime elezioni amministrative del 23/12/1866.
In città c'era già un corpo addetto all'osservanza delle leggi e dei regolamenti municipali, ma era un "Corpo di Commessi", istituito nel 1858 che contemplava un organico di 12 individui, in seguito portati a 30 (all'inizio del '67 comunque erano coperti solo 19 posti).
Che fosse di semplici commessi è perfettamente comprensibile considerato che il Governo Austriaco riteneva di propria gelosa competenza, tramite i propri organismi periferici a ciò deputati, la gestione dell'ordin pubblico.
E tale rimase la situazione anche dopo l'annessione all'Italia, anzi, in un certo senso. divenne più complicata: alle Guardie di Pubblica Sicurezza che dipendevano dalla Questura, si era infatti aggiunta la Guardia Nazionale, nella quale era confinata la "Guardia Civica" istituita con compiti di controllo dell'ordine pubblico cittadino nei circa quaranta giorni di trapasso dei poteri tra ed Italia quando la città rischiò di restare allo sbando per la lentezza con cui si stavano ritirando gli austriaci e subentravano gli italiani.
Ciò nonostante nessuno contestò che il corpo che si voleva istituire in sostituzione dei commessi avesse una spiccata caratterizzazione militare (disse l'assessore referente A. Marini in Consiglio: "Il nostro basso popolo sarà guidato sulla via del bene, più assai col timore delle punizioni che colla forza dei ragionamenti").
Probabilmente su questa decisione influì non poco la difficile situazione interna: sbolliti i facili entusiasmi della conquistata indipendenza, masse di disoccupati sempre più riversavano sul Comune la delusione per un posto di lavoro che il nuovo Governo, visto come liberatore, non riusciva a procurare, giungendo fino, dopo giorni di tumulti, ad occupare il palazzo municipale.
Nell'arco della lunga discussione che si sviluppò in Consiglio sull'istituzione della nuova figura della "Guardia Municipale" e sull'approvazione del relativo regolamento, che occupò tre successive sedute (11-13-17 giugno 1867) vi fu chi (il consigliere A. Berti, assessore alla pubblica istruzione) invitò a guardare con attenzione ad un modello europeo...: "La civiltà progredisce: l'organizzazione migliore delle città d'Europa in confronto alle italiane hanno fatto sì che appena l'Italia ha potuto ricredersi, adottò quest'istituzione, introducendo in esse, più o meno mascherati, i così detti policemen, i quali sono le nostre guardie municipali."
Il ricorso al bobby inglese come archetipo dei vigili sembra perciò una moda di antica data.
Per scoraggiare chi avesse l'intenzione di contravvenire a leggi e regolamenti e per reprimere eventuali abusi non si ritiene solo indispensabile la divisa militare, la spada e la pistola, ma da più parti si sottolineò come anche il portamento e la statura (minimo m. 1,70) della guardia dovessero essere elemento da non sottovalutare.
Anche in questo caso si ricorse, come esempio, all'Inghilterra, scomodando addirittura la coreografica guardia della regina, anche perché quanti attorniavano il beneamato Re d'Italia (i veterani delle guerre d'indipendenza) non potevano globalmente essere citati come esempio di aitanza fisica...: "Presso tutti i paesi del mondo, in tutti i corpi militari si cercano tutte le stature più alte per quei corpi, di cui i militi agiscono separatamente; anche perché in certo modo la loro figura serva ad imporre un certo che di rispetto. Le guardie della regina d'Inghilterra, per esempio, sono le più grandi guardie montate sopra i più grandi cavalli. Tutte le guardie dei principi, tranne quelli del nostro Re che le sceglie fra i poveri veterani,e fa benissimo, sono gli uomini più grandi che si trovino". (Cons. S. Franceschi nella seduta del 17/6/1867).
L'organico del Corpo era stato così fissato:
1 Ispettore L.2.000 annuali
2 Sottoispettori L.1.800 annuali
2 Sergenti L.1.200 annuali
8 Caporali L.1.100 annuali
20 Guardie di la classe L.1.000 annuali
40 Guardie di ha classe L.900 annuali.
La struttura rigidamente militare veniva ribadita oltre che da ferree norme di disciplina interna e di repressione di eventuali mancanze, soprattutto dal fatto che solo ispettore e sottoispettori avevano "gli stessi diritti e doveri degli altri impiegati del Comune", mentre sottufficiali e guardie, retti da norme militari, dipendevano amministrativamente dallo stesso ispettore, erano sottoposti ad una ferma di 8 anni ed erano obbligati ad alloggiare in caserma (Palazzo Priuli a S. Giacomo dall'Orio) salvo gli ammogliati, che non potevano però essere in numero maggiore di un terzo dell'intero Corpo.
L'orario di servizio era a dir poco massacrante:
16 ore di turno con luoghi fissi da pattugliare in tutte le zone della città, dalle 8 del mattino alle 11 della sera.
Approvato definitivamente il Regolamento nella seduta del 17/6/1867, si era pensato, in un primo tempo, di attivare il neocostituito Corpo dal 1/1/1868 ma l'esigenza di poter subito dare il via ad un più severo controllo e repressione dei numerosi abusi che si riscontravano continuamente in città, ne fece anticipare l'avvio al 1/9/1867.

Che il carattere spiccatamente militare del Corpo, all'atto della sua istituzione, fosse un fatto pacificamente accettato da tutti, l'avrebbe confermato direttamente, il consigliere G.B. Giustinian (Sindaco nel '67) una decina d'anni dopo, quando invece i fautori di una progressiva smilitarizzazione erano ormai divenuti maggioranza in Consiglio Comunale. Si legge infatti nel verbale della seduta del 4/8/ 1876... "Il Consigliere Giustinian... giustifica la costituzione semimilitare data a tale corpo dalla amministrazione della quale nel 1866 ebbe l'onore di essere a capo, col desiderio di renderlo più rispettato presso il popolo, che in altre città d'Italia non seppe sottrarre al ridicolo la forza municipale coordinata al sistema del sergents de ville e dei policemen".
Il punto di riferimento, come si vede, continuava ad essere l'immagine del poliziotto inglese (cui ora si affiancava anche quello francese).
Ormai era un ritornello accattivante poiché l'opportunità di una progressiva smilitarizzazione venne formulata in forza della storia e della costituzione italiana da quello stesso consigliere Franceschi che nel '67 aveva richiesto per le guardie municipali una statura da semicorazziere. Si legge infatti nel verbale della seduta del 4/8/1876: "Il Consigliere Franceschi solleva la questione di massima sul carattere vero delle Guardie Municipali. Riconosce in tale istituzione il carattere esclusivamente italiano quale emanazione delle memorie degli antichi e medievali comuni che costituivansi una forza propria indipendente. Lamenta la tendenza pronunciatissima di dare a tali corpi l'indole militare locché non starebbe in consonanza colle istituzioni costituzionali. . . .Egli vorrebbe quindi ritornare alle Guardie Municipali il carattere di ufficiali civili seguendo in ciò l'esempio di Milano che le chiama vigili e nell' istituirle sfuggì sotto ogni aspetto il vizio di coordinarle in corpo militare". Finalmente un esempio più vicino a noi senza dover attraversare le Alpi o la Manica.
La riforma, dopo lunghe discussioni (sedute del 4 e 5 agosto e 1 e 6 dicembre 1876), venne approvata. Senza che fosse adottata la denominazione "vigili", come a Milano, la struttura fu egualmente sottoposta ad una decisa smilitarizzazione: venne aperto l'accesso al Corpo indiscriminatamente ad ammogliati e vedovi con prole, fu soppressa la caserma e l'amministrazione fu concentrata direttamente negli uffici municipali.
Sul piano dell'organizzazione del lavoro, nell'ottica di avvicinare e legare la guardia alla zona cui veniva assegnata ed ai relativi abitanti, vennero stabiliti sei appostamenti fissi nei vari sestieri della città.
La denominazione "Vigili" sarebbe stata introdotta solo una ventina d'anni dopo. Si deve infatti alla giunta democratica retta da Riccardo Selvatico se, riprendendo l'invito di Franceschi, dopo una discussione protrattasi per ben due anni (sedute del 1,2,6,8 e 15 giugno 1892 e 10/3, 5/4 e 12/7 del 1893) poté essere varata l'ennesima riforma.
Secondo le stesse parole di Selvatico la sua essenza consisteva nel dar vita ad un unico "Corpo dei Vigili della città di Venezia" che doveva comprendere pompieri e guardie municipali (fino a quel momento rigidamente separati): "i due servizi, di polizia urbana e di vigilanza agli incendi, pur rimanendo distinti nelle loro funzioni, venivano affidati per turno a tutto il corpo dei vigili, fatta eccezione soltanto per una parte del personale chiamato ad ufficio stabile in ognuno dei due servizi".
I vantaggi che la giunta si riprometteva erano d'indole tecnica ed economica: sul piano tecnico il fondere i due corpi permetteva di avere a disposizione più vigili addetti alla polizia urbana e contemporaneamente più pompieri in caso d'incendio (in pratica un grosso quantitativo del nuovo corpo era disponibile per entrambi i servizi); sul piano economico l'intera operazione si sarebbe tradotta in un consistente risparmio di spesa.
Il nuovo organico era così costituito:
1 Ispettore (capo del Corpo) L.4.000 annue
2 Comandanti L.3.000 annue
12 Capo Vigili L.1.400 annue
12 Sottocapo Vigili L.1.300 annue
12 Vigili Istruttori L.1.200 annue
30 Vigili di la classe L.1.200 annue
88 Vigili di 2a classe L.1.100 annue
2 Macchinisti L.1.600 annue
In totale 159.
Il nuovo Corpo fu ufficialmente attivato il 1/8/1894.
Da allora, un po' tardi in verità rispetto a Milano, anche a Venezia il termine "Vigile" venne a sostituire per sempre quello di "Guardia": un mutamento di nome che voleva però significare, alla luce anche dell'omogeneità con i pompieri e della qualità perciò marcatamente più "civile" del servizio stesso, il tentativo di instaurare un diverso rapporto con i cittadini anche se ancora spada e pistola pendevano dal cinturone.