SpaziArti: 'L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello' - Cantieri d'Ottobre a Trivignano

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Domenica 14 dicembre alle 20.45. In Sala San Marco

Nell'ambito del progetto SpaziArti (vedi il calendario completo) appuntamento conclusivo della rassegna con lo spettacolo teatrale 'L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello', tratto dall'omonimo libro di Oliver Sacks e messo in scena da Cantieri d'Ottobre a Trivignano (Sala San Marco)
Ingresso libero.

"L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" è uno spettacolo che mette in scena corpi di persone affette da patologie neurologiche di diversa natura, portando a scoprire realtà imprevedibili, talvolta dolorose. Un'indagine pseudoscientifica sul disorientamento fisico causato dalle disfunzioni neurologiche e su come la percezione della realtà e il controllo del nostro corpo possono mettere in discussione le incrollabili certezze della quotidianità. I personaggi presentano storie sbiadite e corpi svuotati, messi in vetrina e scherniti senza che la violenza inflitta possa in alcun modo intaccarli, isolati sensitivamente dalla malattia.  








 

Compagnia Cantieri d’ottobre 
RegiaMarcoCaldiron 
ConRaffaeleBonni
LucaCappelletto
MartaDe Santis
DariaFraccaroli
AndreaMelendugno
StefanoNegrelli
AnnaPretolani
RobertaSartori
FedericaSerpe 

Note di regia
Questo è un lavoro che nasce dalla consapevolezza cheogni corpo porta con sè un racconto, una storia,racchiude in sé una bellezza, unica, irripetibile.Rileggendo 'L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello'di Oliver Sacks abbiamo ritrovato un immaginariocomposto da corpi che raccontano e constatato come il grande neurologo si sia occupatoprima di tutto delle persone. In una visione quasi olistica della medicina, Sackssi occupa del malato non della malattia. Ma dentro le parole del libro, negli spaziin cui il nostro pensiero trovava posto tra una riga e l'altra, abbiamo immaginatoanche l'anima più 'feroce' di Sacks, abbiamo riconoscito l'indagatore scientificoche può esaltarsi nello scoprire un nuovo aspetto della malattia e che, da grandedivulgatore, trova un piacere sottile nel gridarlo al mondo. E allora ci è tornatoalla mente anche come nei primi decenni del secolo scorso, in pieno espressionismo,la malattia e il malato venissero 'mostrati' senza censure, un serraglio di freaksda mostrare al mondo, tanto da far esclamare al più grande imprenditore circensedi tutti i tempi, Phineas Taylor Barnum: “Se non siete cometutti gli altri, mostratelo!”.
Il nostro lavoro ripercorre così i casi descritti da Oliver Sacks nel suo saggioneurologico, ma indugia anche nel mondo circense ed espressionista,attorniato da clown, freaks, presentatori, attingendo ai testi di Wedekind, alleimmagini di James Enson, alle musiche di John Cage e di Kurt Weill e ai film diDavid Lynch.

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