ParteciParco - il forum della laguna nord

IV° incontro, 10 dicembre 2007, Museo Civico di Storia Naturale - Venezia

- restituzione ai partecipanti -
a cura di Andrea Mariotto (Lab. l’Ombrello Dp-IUAV),
con la collaborazione della segreteria dell’Istituzione Parco della Laguna


L’incontro è stato dedicato all’approfondimento sulle norme esistenti e in gestazione riguardanti il futuro Parco della Laguna di Venezia.
Erano presenti in qualità di relatori, gli on. Paolo Cacciari e Luana Zanella e il dott. Valter Bonan di Federparchi. Dopo una breve presentazione da parte della presidente dell’Istituzione Parco della Laguna Alessandra Taverna, la parola per il primo intervento è passata a P. Cacciari, che ha esordito richiamando quanto A. G. Calafati affermava in un articolo del 2004:
«Un parco naturale non è soltanto uno spazio perimetrato e identificato su una carta geografica. Quando questo spazio ha la natura di un paesaggio umano, un parco naturale deve essere interpretato come una società locale […]. Con l’istituzione di un parco naturale non si individua – perimetra – semplicemente uno spazio geografico o un territorio. Si fa qualcosa di molto diverso: si individua una società locale e si pone al centro dell’attenzione – come oggetto di studio e campo di intervento – la relazione che quella società ha con il capitale locale. […] Se un parco naturale è sempre un sistema socio-territoriale, allora l’istituzione di un parco naturale è un progetto locale. È una relazione che si stabilisce tra società locale e società nazionale (o regionale): un progetto dell’evoluzione dell’economia locale»[1].

La frase riportata bene rappresenta la filosofia di fondo della proposta di legge a firma di Cacciari, Zanella, Sperandio, Acerbo, Perugia, Francescato, Camillo Piazza, De Angelis, per l’Istituzione del Parco nazionale della laguna di Venezia, presentata alla Camera dei Deputati il 13 dicembre 2006.
La proposta è infatti piuttosto snella e rimanda la sua attuazione ad un progetto locale, che sappia coniugare conservazione e sviluppo economico, secondo le caratteristiche del contesto socio-territoriale attuale e, soprattutto, secondo quello che è lo scenario futuro auspicato dai soggetti che vivono questo territorio e secondo le relazioni che si vorranno evidenziare tra società locale e capitale naturale e culturale.
Gli strumenti utilizzabili per questo progetto locale, una volta approvata la legge, saranno il Piano Ambientale del Parco e il Piano Pluriennale economico e sociale.

L. Zanella ha quindi richiamato un emendamento (approvato in Commissione Bilancio) alla Finanziaria per l’istituzione di un Fondo per il ripristino del paesaggio in aree UNESCO, che potrebbe essere utilizzato per progetti in laguna.[2] 


Valter Bonan, ha ripreso i contenuti salienti dell’apparato normativo esistente sui parchi, dimostrando come anche la Legge Quadro sulle aree protette [vedi http://www.parks.it/Federparchi/leggi/394.html#anchor%20art34] tenda a coniugare protezione ed economia. La crescita di parchi ed aree protette in Italia, del resto, ci fa capire come la normazione di un territorio possa essere considerata un vero e proprio progetto strategico e una frontiera innovativa in termini di integrazione tra politiche di diversi settori.
Gli esempi riportati dal rappresentante di Federparchi sono quelli della:
 conversione a fonti energetiche rinnovabili realizzata nei Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e nel Parco delle Dolomiti Bellunesi [v. Progetto parco solare:http://www.garganoverde.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=220 e Parco ‘Fossil Free’ http://www.dolomitipark.it/it/fossil.html];
mobilità sostenibile realizzata nel Parco delle Dolomiti Bellunesi (con l'impiego di mezzi-navetta collettivi con alimentazione a biodiesel o ibrida, elettrica e biodiesel, e di auto e ciclomotori elettrici alimentati da pensiline fotovoltaiche per garantire anche una mobilità di tipo individualizzato) e nel Parco del Ticino [http://www.parcoticino.it/index.php?id=166][3]; e
carta di qualità dei prodotti e dei servizi [vedi l’esperienza del Parco della Maremma http://www.parco-maremma.it/Inglese/web/certificazione/ecolabel.htm; e l’articolo di F. Silvestri su Parchi http://www.parks.it/federparchi/rivista/P27/27.html];
redistribuzione dei vantaggi portati dal turismo, attraverso il recupero della produzione vinicola, così come realizzato al Parco delle Cinque Terre [vedi http://www.parconazionale5terre.it/upload/FORUM.pdf].

L’importante è considerare che tutte le soluzioni operative più innovative partono dalle intuizioni dei soggetti sociali, da un lavoro dal basso e dal recupero della memoria dei luoghi. Non si tratta pertanto di calare dall’alto trasformazioni fisiche ed organizzative che prescindano dal senso attribuito agli elementi territoriali dalla comunità locale. Quanto piuttosto di ricercare ed evidenziare il rapporto storicamente instaurato tra popolazioni e ambiente e definire le modalità di sviluppo compatibili con tale rapporto.
In questo lavoro sulla memoria si aprono spazi per nuove relazioni sia a livello di gruppi di cittadini ma anche a livello di istituzioni, ad esempio tra associazioni ambientaliste, ricerca universitaria e enti locali.
I parchi infine possono rappresentare il punto di contatto tra comunità distanti e rafforzarsi vicendevolmente entro un sistema di territori che condividono un’attenzione particolare per l’interazione uomo-ambiente. Per quanto riguarda la laguna, ciò porta a considerare, ad esempio, il valore di un sistema di parchi del mediterraneo, per la condivisione delle conoscenze e per la stessa fruizione da parte dei visitatori; ma risulta altrettanto suggestiva l’ipotesi di connessione con le Dolomiti bellunesi attraverso il reticolo idrografico che sfocia in Adriatico.

L’incontro è proseguito con una serie di interventi dal pubblico su:
-  le possibilità di recupero per le barene di Campalto entro la strategia di istituzione del Parco;
-  l’iter previsto per l’approvazione della proposta di Legge e sulle opportunità di finanziamento per progetti di salvaguardia e recupero territoriale;
-  il moto ondoso e la possibilità di tenere conto di questo problema anche a livello legislativo;
-  il ruolo dell’Istituzione Parco della Laguna nell’avanzamento della proposta di legge e nella promozione del futuro parco;
-  le relazioni da instaurare con i Comuni che si affacciano sulla laguna per un avanzamento del processo costitutivo del parco;
-  il rapporto tra legge quadro, legge nazionale e legge speciale.

Per quanto riguarda gli aspetti inter-istituzionali, V. Bonan ha spiegato come il Piano per il Parco sia sovraordinato rispetto agli strumenti regolatori esistenti presso ciascun Comune, e come ciò risulti spesso un ostacolo, proprio perché i Comuni stessi perdono con il Parco la propria sovranità su porzioni anche ampie del proprio territorio.
La creazione di un parco comporta tuttavia anche una serie di benefici di tipo economico-finanziario di cui il territorio interessato certamente può beneficiare. Tali finanziamenti sono normalmente indicati nella legge istitutiva e la Legge Quadro riporta le ‘Entrate dell’Ente parco e agevolazioni fiscali’ [art. 16]; e la ‘Copertura finanziaria’ [art. 38].

Sulle attività possibili dentro il futuro Parco, P. Cacciari ha sottolineato come il Parco in sé garantisca la capacità riproduttiva di pesci e vegetali e quindi mantenga in Laguna le specie esistenti, elevandone possibilmente quantità e qualità. Il Parco quindi non è da pensare come dispositivo contrario alla pesca, ma piuttosto come contrario alle modalità di pesca più impattanti sugli habitat naturali che ne determinano il progressivo depauperamento. Sarà comunque il Piano ambientale del Parco a definire le compatibilità delle attività antropiche.
Nel testo della legge ora in discussione potranno essere previsti degli articoli che disciplinano il rapporto con quanto previsto dalla legge speciale per quanto concerne le aree rientranti nel Parco. Sarà quindi da vedere come le competenze ad esempio del Magistrato alle Acque potranno essere affiancate da quelle dell’Ente Parco. In questo contesto si potranno rivedere quindi anche le normative contro il moto ondoso e le modalità di realizzazione delle opere di ripristino della morfologia lagunare.
La proposta di legge dovrà infine stabilire un confine del Parco. Quello attualmente proposto con l’estensione a tutta la laguna e quindi a territori collocati in diversi Comuni potrebbe infatti rivelarsi inapplicabile. Si potrebbe iniziare con un primo nucleo nel Comune di Venezia e fare in modo che si allarghi progressivamente, una volta che altri soggetti si saranno convinti dei benefici apportati a questo territorio. Va perciò affermato il principio di una conterminazione flessibile, tenuta ferma una dimensione minima di partenza che potrebbe corrispondere con la laguna nord.

L. Zanella, sollecitata sulla posizione del Comune rispetto al Parco, ha concluso l’incontro affrontando il nodo che sembra insormontabile a livello locale: la caccia in laguna. Su questo sembra che le posizioni di alcuni politici siano piuttosto timorose, anche se come è avvenuto in altri contesti, la mediazione è possibile. Da un lato infatti si possono prevedere zone di pre-parco dove la caccia sia consentita ai residenti; dall’altro lato i benefici apportati dal Parco si rivelerebbero immediatamente ben più consistenti e diffusi di quanto non sia il piacere di pochi nel cacciare. Con la limitazione del diritto ai soli residenti si eviterebbe inoltre un turismo tra i meno produttivi in quest’area.



L’incontro si è concluso con l’esortazione di F. Di Cataldo (Cda dell’Istituzione) ai partecipanti affinché ci si ritrovi a gennaio per la stesura di un documento in cui il Forum esprima le proprie posizioni rispetto alla proposta di legge e rispetto allo scenario futuro auspicato, eventualmente con qualche abbozzo di iniziativa promozionale a livello locale e con qualche progetto che dimostri le potenzialità della Laguna come Parco.
La discussione e il documento sulle posizioni dei soggetti facenti parte del Forum preparerebbero anche il terreno per la probabile prossima audizione del Forum stesso da parte dell’on. R. Viola, in qualità di delegato della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati per l’avanzamento dell’iter della proposta di legge.



[1] L’articolo a cui Cacciari si riferisce è: A. G. Calafati “Conservazione e sviluppo locale” in Rivista Geografica Italiana, n.1, 2004. Può essere scaricato integralmente al seguente indirizzo web: http://calafati.econ.unian.it/t_pdf/agenda_rgi.pdf o dal sito dell’Istituzione nella sezione Documentazione utile.
[2] Si chiamerà «Fondo per il ripristino del paesaggio » ed è uno stanziamento tutto nuovo, non certo solo simbolico ma anzi molto corposo (45 milioni di euro nel triennio 2008-2010, 15 milioni ogni anno) destinato a «consentire interventi di demolizione di immobili e infrastrutture la cui realizzazione abbia prodotto un danno al paesaggio in aree di particolare valenza culturale, paesaggistica e naturale incluse nel perimetro di riconoscimento dei siti italiani Unesco». Ovvero soldi che serviranno allo Stato per comprare regolarmente edifici «incompatibili» con le caratteristiche richieste per i siti Unesco. Per poi buttarli giù e ripristinare i luoghi. Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 14-12-2007 - pag: 30. La bozza dell’emendamento è scaricabile a questo indirizzo: http://verdi.camera.it/pacchetto%20web/art81-99.htm
[3] Vedi anche “alcuni esempi virtuosi” in http://wwf.na.agoramed.it/parchi/mobilitasostenibile.asp; e il bando Ministeriale Fonti rinnovabili e Mobilità Sostenibile nei Parchi Nazionali Italiani http://www.minambiente.it/index.php?id_sezione=46

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