FESTA DEL MOSTO DI SANT'ERASMO

Diario di una giornata nell’isola veneziana il cui fascino romantico viene esaltato dalle brume dell’uggiosa stagione autunnale

E’ una fosca mattinata questa di ottobre. Le previsioni del tempo danno pioggia per la giornata, ma c’è la festa del mosto all’isola S. Erasmo, dove verranno benedetti i trattori per la stagione agricola a venire, dove si esporranno gli ortaggi, dove gareggeranno le mascarete (1): si festeggia la pigiatura, speriamo che il tempo regga.
Quando il vaporetto per Sant’Erasmo lascia la Ricettoria a Treporti la laguna è tutta cenere, grigia è l’acqua e grigio è il cielo, a tratti una striscia rossastra sottile ne definisce l’orizzonte confuso: è la barena d’autunno.
Davanti si scorge il contorno incerto del massiccio campanile di Torcello vicino a quello affusolato e storto di Burano, il battello passa vicino agli arenili, la bassa vegetazione è bigia, verde e mattone, l’umidità ne ravviva i colori.
Il paesaggio sembra statico, solo l’acqua si muove al passaggio della barca per finire ad accarezzare i bordi delle terre emerse, il solo rumore è quello borbottante del vaporetto. Il tempo rallenta, si ferma, sembra non ci sia mai stato niente di differente, gli occhi vedono le stesse cose che ha visto il Casanova.
Alla destra del canale, sopra le cime spuntate delle briccole stazionano immobili dei coccai (2).
Un elicottero sosta all’isola del Ridotto di Crevan, le pale del velivolo si intravedono sopra le cime degli arbusti.
Davanti alle barene di San Francesco del Deserto un nugolo di uccelli si alza di colpo dai cespugli, si riunisce nell’aria nella danza migratoria e punta gridando verso i campanili di Murano, mentre l’aria si fa sempre più umida, trasuda goccioline.
Si sentono degli spari, da qualche parte è incominciata la stagione di caccia.
Sant’Erasmo è subito alla sinistra, il vaporetto la costeggia, c’è un forte odore come di salato. E’ l’isola del sale. Salato è il vento adriatico che la sferza dalla bocca del Porto di Lido, salato è il suo suolo, salate le sue verdure, le sue vigne. Il suo vino è “salso”.
A punta Vela il primo approdo, smontano dei ciclisti. E’ bella Sant’Erasmo da percorrere in bicicletta, piena di fiori e di orti, le miriadi di canali da attraversare su strette passatoie, le valli da pesca, la spiaggia dietro la Torre Massimiliana, le sue case coloniche curate… c’è ancora qualche casone dal caratteristico tetto impagliato.

Salgono a bordo una coppia, padre e figlia, lui con un enorme carrello pieno di geranei e ciclamini, lei con un canestro pieno di sacchettini di zizoe (3), fa fatica a trasportarlo. Il marinaio molla la gomena e si carica del cesto, glielo appoggia sulla tolda in un posto al riparo. Stanno andando alla sagra, sicuramente scenderanno alla prossima fermata.
Si riparte. Alla destra c’è la Palude di San Giacomo, si vedono le chiazze bianche dei Cavalieri d’Italia che si sono raccolti al centro della barena, da lontano si intravede il campanile di San Marco. Ci si sente ammaliati, quant’è bella la laguna in autunno!
Si arriva all’approdo della Chiesa e tutti scendono. C’è lo stand della sagra preparato davanti sulla destra, hanno già acceso un enorme fuoco per le braci del mezzogiorno.
C’è movimento davanti alla vecchia Osteria in restauro, stanno preparando lo stand con gli ortaggi, con un nugolo di “Api” cariche di cassette di frutta e verdura. C’è proprio di tutto, patate, zucche, melanzane, peperoni, cardi, verze, fagiolini, porri, uva e aromi. Si sente dappertutto odore di rosmarino e basilico.
“Il vento e la pioggia hanno rovinato tutto, – lamenta Carlo Finotello del Gruppo Ortolani Sant'Erasmo – si poteva fare uno stand più grande, e invece… La risorsa dell’isola è da sempre la verdura salsa, famosa già ai tempi della Serenissima quando Sant’Erasmo era conosciuta come l’orto della Dominante. Noi cerchiamo di fare conoscere meglio le nostre verdure cavalcando il prodotto carciofo, il nostro tipo violetto, unico, particolare, coltivato oltre che a Sant’Erasmo alle isole Le Vignole, Mazzorbo e a Lio Piccolo. Questo cardo è un articolo di nicchia, che vendiamo a Mestre e a Rialto, anche se c’è una crisi nel settore, dovuta anche al fatto che, con la globalizzazione, la gente non conosce più la stagionalità dell’ortofrutta. Per il carciofo forse faremo una fiera a maggio, quando ci sono le castraùre, ovvero la primizia di carciofo che si stacca dalla parte apicale della pianta”.
Lì vicino un banchetto con un enorme vessillo di San Marco, sopra stanno in bella mostra, ordinati come tanti soldatini in parata, dei vasi di miele, il cui colore dorato contrasta con quello rubino e scarlatto di un cesto di melograni.
Elio Mavaracchio è un apicoltore amatoriale. E’ partito vent’anni fa con un’arnia, adesso ne ha diverse. Non produce solo i classici gusti di Acacia e Millefiori, ma offre delle autentiche novità: miele di Fiori di Carciofo e di Limonium, il fiore rosa della barena.
“E’ logico – dice – fare un prodotto di questo tipo. Tutt’intorno non c’è che barena, e l’isola è famosa per il carciofo violetto. Quando finisce la fioritura dell’ortaggio, le api vanno sul fondo violetto. Il miele che ne deriva è speciale, ha un sapore robusto dolce-amaro”.
Sullo sfondo, al di là del muretto che divide la strada dalla laguna, c’è Murano, un bagliore di luce ne illumina lo skyline, si spera nel bel tempo. Ci si sposta verso la chiesa dei Santi Ermete ed Erasmo, a momenti ci sarà la benedizione dei trattori.
All’interno il luogo è gremito per la Messa, ovunque addobbi di lilium, girasoli e gerbere, crisantemi bianchi e viola tra rami di alloro. E’ veramente bella la chiesa, con tante opere, un acrocco riuscito di stili diversi, una sintesi di tutte le arti veneziane. Statue lignee di santi, mosaici, dipinti a olio, Madonne a mezzopunto, a punto Burano, crocifissi di vetro, finestre invetriate di piombo, vasi di Murano, l’acquasantiera di marmo rosato. Risaltano due enormi colorati dipinti, Cristo e i fanciulli e una dolce Madonna dal calzare vezzoso.
 I due sacerdoti escono per benedire i trattori, si apre il portone e l’opera più bella è tutta fuori, di colpo la vista a tutto campo della laguna, l’acqua immota, la selva di ceppi di briccole, Venezia sulla sinistra.
I piccoli trattori di Sant’Erasmo sono tutti allineati sotto il muretto, ognuno con il suo prodotto simbolo, una cassetta d’uva, una di spinaci, una di fagiolini, una damigiana di vino.
Inizia a piovigginare, i preti aprono un ombrello, l’acqua che cade si mischia a quella benedetta dell’aspersorio, gli agricoltori in piedi accanto alle loro macchine si levano il cappello e si fanno il segno della croce.
Appena fuori la piazza, sulla strada davanti la Palude di San Giacomo, stanno spianando un terreno con la ruspa. La terra smossa è tutta mista a pezzetti di conchiglie, ostriche e peverasse (4), mentre l’acqua piovana fa luccicare i frammenti di ceramiche di stoviglie, i colori vitrei verde e azzurro dei piatti degli antichi veneziani.
Tutti i canali sono orlati di mazzi di fiori dai finissimi petali azzurrini dal cuore dorato simili a piccole margherite, i patani. “Dove che ghe xe i patani no nasse verdura (5)”, dicono i sarasemini di questo “fiore de salso”.
Nonostante il tempo incerto c’è tanta gente che sta arrivando. Affollano per compere la mostra del “Gruppo Ortolani”, si mettono in coda davanti allo stand gastronomico, iniziano già a bere il mosto. Il bancone dove vengono serviti i piatti è addobbato con fasci di fiori gialli, i topinambour.
Salgono falive (6) dal fuoco, l’odore di costicine arriva dappertutto, il fumo è mitigato all’odore di pioggia.
Non si trova un posto a sedere per mangiare. Risalta, in mezzo a tutte le teste chinate sui piatti, la chioma rasta di Marco Forieri detto “Furio”, dei Pittura Freska, storico gruppo veneziano.
Cosa fai qui? “La festa del mosto non la manco da quindici anni, io faccio il compleanno il tre ottobre, inizio e termino i festeggiamenti qua. Vivo a Santa Marta e sono come tutti i veneziani, che amano molto questi posti, tentano di allontanarsi dalla massa. Qui si sta in semplicità, si gode della regata, si può passeggiare in mezzo ai campi, si mangiano i prodotti della laguna”. Cerca di dividere con gli amici dei dolci che le donne dell’isola stanno vendendo fuori della canonica, in quantità e specialità sopraffine.
Da questa parte dell’isola non esiste un bar. Difatti è da questa mattina alle nove che si cerca invano un caffè. Ci sono solo voci che dicono che si potrà averne in oratorio dopo pranzo. Davanti al ritrovo parrocchiale si è già assiepato un folto gruppo di caffeinomani esasperati in crisi di astinenza. E’ il parroco con tanto di chierichetto che si mette davanti ad una macchinetta espresso e che fa il barman per due ore senza muoversi.
Lo stand gastronomico continua a fare il tutto esaurito, la gente si assiepa là anche perché, sull’angolo della canonica, iniziano i trattenimenti con le lotterie. C’è lo speaker storico della laguna, Paolo Levorato, che coinvolge il pubblico senza un attimo di sosta.
La gente partecipa con entusiasmo, ci sono tanti giovani, sembra incredibile ma tutti partecipano alle lotterie con tifo e cori da stadio. E’ stupore a quando un’inglese vince un pelapatate, si applaude ad una giapponese che vince e indossa subito cappellino e maglietta, si grida allo scandalo quando un cinese vince una moka da caffè.
Non manca il colpo di scena. Lo speaker Levorato viene interrotto da un capitano dell’ACTV, che deve fare una richiesta al pubblico. Con volto allibito il Pippo Baudo della Laguna annuncia: “C’è da spostare una barca all’approdo ACTV, ha un motore 150 Johnson bianco, per cortesia fate presto, altrimenti il vaporetto resta bloccato, non può partire!” Roba da isole!
Il pubblico ride e si diverte, arriva la banda. Non è l’unico intrattenimento. Nell’edificio accanto alla Chiesa ci sono due artisti, uno è Egidio Petri, scultore in legno, l’altro è nientepopodimenochè il famoso disegnatore delle formiche, Fabio Vettori, che espone i disegni e le opere che l’hanno reso famoso in tutta Italia e non solo.
Con mazzuolo e razzetta, Petri scolpisce un pezzo di cirmolo. “Questo è un tipo di legno che si distingue oltre che dal colore anche dal profumo. Mia madre sapeva che rientravo a casa dall’odore di cirmolo che avevo addosso”.
Ha davanti a sé un disegno che gli ha disegnato Vettori, una botte e due formiche gioiose che saltano e pigiano l’uva in un tino. Sullo sfondo una bricola con sopra un gabbiano e vicino un campanile storto. E’ Burano.
Lui e Vettori sono compagni di viaggio.
“Io scolpisco e lui disegna formiche. Pensa che ha fatto l’istituto per geometri, ma non era uno studente modello. Quando a scuola si scioperava andava al Bondone a sciare, e in poco tempo è diventato maestro di sci. Non l’ho mai visto adirato, disegna sempre per tutti”.
Fabio Vettori è seduto ad un tavolo, fa disegni a chiunque glielo richieda, li personalizza in un battibaleno, sorride con sincera modestia a tutti.
Quanto c’è di Jacovitti e di Mordillo in quello che disegna? “Di Jacovitti abbastanza, sono del 1957, a scuola avevo i suoi diari, leggevo le sue vignette, mi piaceva come riempiva gli spazi, con le lische di pesce, i mezzi salami, i gatti. Mordillo meno, disegnavo già le mie formiche quando lui ha incominciato ad essere famoso in Italia.
”Ma da cosa si distingue una formica maschio dalla femmina? “Non vedi? Dai capelli!
”.Fuori arrivano intanto le autorità, gli assessori al Comune di Venezia Salvadori e Miraglia. Il primo celebra la festa ricordando la battaglia del moto ondoso, chiede a tutti di ascoltare e cantare in piedi l’inno di San Marco suonato dalla banda. La seconda invita i sarasemini a restare a vivere nell’isola, che la si continui a rendere vitale.
E’ il momento della regata delle mascarete. Tutti si assiepano all’approdo, sul muretto che guarda la laguna.
La partenza è dalla Vigna, gli equipaggi sono a due, misti. I regatanti si vedono da lontano, si distinguono i barchini colorati che arrivano velocemente accostando la fila di briccole. E’ in testa il verde, seguito dal blu e dal giallo, gli altri seguono già staccati. Fa da sfondo il profilo delle case di Murano che si ergono sulla linea di terra, la loro massa si staglia sul cielo che si fa sempre più scuro, le nuvole sempre più cariche.
Il barchino verde punta verso San Francesco del Deserto, aggira la boa, ritorna indietro veloce, incrocia gli inseguitori, stacca sempre di più le distanze, taglia il traguardo davanti l’approdo ACTV alzando i remi. Vincono Valentina Tosi e Michele Vianello. I terzi arrivati sono padre e figlia.
E’ ancora Paolo Levorato che li premia, ci sono fiori per le donne e una pila di taniche di “vin salso” per tutti.
La gente è ancora seduta ai tavoli dello stand. Una coppia prepara un biberon che viene subito afferrato da una testa bionda che sbuca da un piccolo giubbotto blu.
Un cane nero dalla coda bianca rosicchia una costicina tra i jeans di una ragazza, poi va a fare amicizia con un enorme cane nero lì vicino.
Sono le cinque e mezza del pomeriggio, inizia a piovere forte. Un gruppo di ragazzi suona la chitarra, non ne vogliono sapere di andare via.
Piove a dirotto quando arriva il vaporetto, all’imbarcadero tutti si lamentano del tempo e della festa interrotta, ma a nessuno manca allegria.
Si sale sul battello e ci si rifugia tutti al chiuso, il vento sferza la tolda del vaporetto, raffiche di pioggia bagnano l’unico ragazzo che cerca di imitare Corto Maltese sulla coperta di una nave, arriva dentro completamente lavato.
Tutti sono pieni di sporte (7) cariche di prodotti comperati alla festa. Gli amici confrontano gli acquisti fatti. Tutti chiacchierano sorridenti, rilassati. Il tempo non mette di malumore nessuno. Una ragazza si lamenta di non aver avuto il tempo di fare un giretto per l’isola. “Non ti preoccupare, – risponde qualcuno - ci rifaremo l’anno prossimo”.
Un colpo di vento apre improvvisamente i battenti della cabina, arriva sul viso uno schiaffo di pioggia. Sa di sale. E’ l’ultimo sapore di Sant’Erasmo.                                                                                                              
                                                                                                                 Lieta Zanatta        
                                                                                                   de “Il coltivatore veneziano

Legenda:
1.          Tipica imbarcazione veneziana da regata
2.          Gabbiani.
3.          Giuggiole.
4.          Mollusco bivalve commestibile, la Venus Gallina.
5.          “Dove ci sono i patani, non nasce la verdura”. Perché è un fiore che nasce sul salmastro.
6.          Faville.
7.          Borse. 

LE RICETTE


Torta coi articiochi de S.Erasmo
(torta con carciofi di S.Erasmo)

ingredienti:            
200 gr pasta sfoglia
                                   
6     carciofi
                                          
sale
                                         
pepe
                                          
olio di oliva
                                          
prezzemolo
                                   
3     uova
                     
200 gr gruviera
                      
200 gr panna liquida


Mondate i carciofi eliminando le foglie dure, lavateli e tagliateli a rondelle, insaporite con sale, pepe e prezzemolo tritato. Cuocete in poco olio e ½ bicchiere d’acqua per circa 15 minuti. Togliete dal fuoco e incorporate il gruviera tagliato a dadini e le uova sbattute, unite la panna amalgamando bene. Stendete la pasta e foderate una tortiera leggermente imburrata. Versate all’interno il composto di carciofi e cuocete in forno a 180° per 40 minuti. Servite tiepido. 

Articiochi in tecia(carciofi in umido)

Eliminare le foglie esterne e le punte dei carciofi violetti di S.Erasmo. Aprire manualmente le foglie dei cuori di carciofi con movimento circolare formando una specie di rosellina per far entrare il condimento di sale e pepe all’interno degli stessi, aggiungere su ogni carciofo una piccola noce di burro e un pizzico di dado classico, cuocere in poco olio di oliva avendo cura di coprirli d’acqua. La cottura è di circa 30 minuti. 

Articiochi vioeti fritti
(carciofi violetti fritti)

ingredienti:            
10 carciofi
                               
 2 uova
                                    
sale
                                    
pepe
                               
4 cucchiai di farina bianca
                                    
birra, oppure acqua minerale gassata, oppure latte.
                                                                             

 
Mondate i carciofi eliminando le foglie più dure, lavateli e tagliateli a spicchi. Preparate una pastella unendo alle uova sale, pepe e farina con l’aiuto di una forchetta, aggiungendo acqua minerale gassata (oppure vedi variante) ottenendo un impasto un po’ denso su cui intingere ogni spicchio di carciofo. Friggere i carciofi impastellati in abbondante olio caldo di arachidi oppure di girasole.  

Castraùre de Sant’ Erasmo indorae(“castraùre” di Sant’Erasmo impanate)

Mondate le castraùre eliminando le foglie esterne, lavatele e tagliatele a spicchi, infarinate leggermente ogni spicchio, passate nell’uovo sbattuto con sale e pepe quindi nel pane grattugiato. Friggete in abbondante olio caldo fino al raggiungimento della doratura, fate asciugare su un foglio assorbente e servite.
  

DOVE MANGIARE
Ristorante Cà Vignotto.
Via Forti, 71 – 30141 Sant’Erasmo (VE)Tel. 041 2444000 Fax 041 8109929Piatti dell’isola a base di pesce e verdure stagionali. Specialità gnocchi con granchio di laguna e castraùre, cappesante con fiori di zucca. Costo medio di un pasto con: antipasto, bis di primi, grigliatina o frittura, contorno, dolce, acqua e vino compresi, 30 Euro.A cinque minuti a piedi dalla chiesa, verso la spiaggia. Aperto tutto l’anno, è gradita la prenotazione.

DOVE COMPERARE


Carlo Finotello,
vendita diretta prodotti agricoli Sant’Erasmo

Via Boaria Vecia 6,
Tel. 041 5282997 Cell. 347 0594687

Bubacco Giuliano,
azienda vitivinicola per il “vin salso” e, in stagione, carciofo violetto
Tel. 339 3301571 Elio Mavaracchio, miele di vari tipi, specialità di Limonium, il fiore di barena, e Fiori di Carciofo.Via della Passaora – Sant’Erasmo (VE)Tel. 041 244 40 67

COME ARRIVARCI


In vaporetto da Cavallino Treporti, dove si possono imbarcare pure biciclette, oppure da Venezia a Piazzale Roma o alle Fondamenta Nuove. Per gli orari telefonare all’ ACTV 041 2424

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