Per abbattere gli stereotipi e valorizzare i diritti civili la nuova delega per le Politiche contro le discriminazioni di ogni tipo

Abbattere gli stereotipi e valorizzare i diritti civili si può e per farlo è necessario cominciare dal basso, con azioni politiche che incidano sulla pratica quotidiana. È questa la linea che il Comune di Venezia intende attuare grazie all'istituzione della delega ai Diritti civili, Politiche contro le discriminazioni e Cultura Lgbtq, che il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha assegnato recentemente alla consigliera comunale Camilla Seibezzi. Le linee progettuali del nuovo mandato sono state illustrate questa mattina a Ca' Farsetti con una conferenza stampa, alla quale sono intervenuti i consiglieri Seibezzi e Sebastiano Bonzio, delegato del sindaco alle Politiche del lavoro.

La delegata avrà a breve un ufficio e uno spazio dedicato sul sito web del Comune, al quale tutti i cittadini potranno rivolgersi, ma, in attesa di avere piena operatività, ha presentato gli obiettivi principali del suo mandato, che consistono in azioni concrete con cui “decostruire” gli stereotipi di genere, di etnia, di religione, di orientamento affettivo e sessuale, ma anche quelli – ha sottolineato Seibezzi – “che riguardano le persone con disagio mentale e, non per ultima, la più grande discriminazione presente in Italia oggi, ovvero il fatto che sia uno degli ultimi Paesi in Europa in termini di mobilità sociale, a dispetto di studio e merito”.

Per realizzare questi obiettivi e attuare politiche contro le discriminazioni, Seibezzi intende innanzitutto avviare una stretta collaborazione con il Master europeo in Diritti umani e democratizzazione del Lido di Venezia, in modo che il Comune si possa anche interfacciare con realtà nazionali e internazionali che operano nel campo dei diritti civili. Secondo la consigliera questo è anche un modo per entrare nell'ottica che l'adozione di politiche per i diritti civili sia vissuta con orgoglio e non come un dovere verso le minoranze. “E' poi fondamentale agire sull'uso del linguaggio, anche burocratico – ha continuato – spesso, oltre che lesivo, anche inadatto a fotografare la realtà che rappresenta. Penso ad esempio ai bandi per l'assegnazione di case pubbliche o per l'accesso alle scuole, dove si deve indicare il nome della madre e del padre del bambino, e non semplicemente dei genitori o del genitore”.

Una delle prime azioni sarà includere, nei bandi per l'assegnazione della casa, nella categoria “coppie di fatto”, tutte le tipologie di famiglia, non solo quelle composte da un uomo e una donna. “Questo – ha spiegato Seibezzi – sarà possibile grazie alla collaborazione da parte di tutti gli assessorati, facendo in modo che, alla base dell'orientamento politico, ci siano la laicità e la ricerca scientifica e che le azioni politiche abbiano un carattere estensivo ed inclusivo”. “Infine – ha concluso Seibezzi – vorrei creare un luogo che diventi punto di aggregazione e condivisione di eventi ed iniziative di vario tipo sui diritti umani, uno spazio che rimanga anche con le Amministrazioni future e che divenga il simbolo riconosciuto in Italia della specificità del Comune di Venezia, quale ente che adotta politiche di rispetto e promozione dei diritti civili”.

In allegato alcune immagini della conferenza stampa e della consigliera Seibezzi


Venezia, 29 agosto 2013 / sn

 
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