Comitato Antimobbing

 

Etimologia

Il termine "Mobbing" deriva dal verbo inglese "to mob" (attaccare, accerchiare), venne introdotto dall'etologo Konrad Lorenz, per descrivere il comportamento degli uccelli, che difendevano il loro nido con manovre di volo minacciose contro aggressori.
Nel 900, l'etologo Konrad Lorenz ha impiegato questo termine per spiegare l'attacco sferrato da un gruppo di animali contro altri animali della stessa specie.
Il Dott. Heinz Leyman (sociologo), uno dei maggiori esperti mondiali dell'ambiente lavorativo e, sicuramente, lo studioso più sistematico del fenomeno mobbing, fu il primo ad applicare tale termine alle società umane e lo adotta nell'ambito lavorativo grazie agli studi risalenti al 1986; egli ebbe poi molti seguaci ed in Italia primo fra tutti, a studiare ed analizzare il problema negli anni novanta vi fu Erald Ege il quale ha definito il fenomeno mobbing come "un'azione o una serie di azioni che si ripete per un periodo di tempo, compiute da uno o più mobber (superiore gerarchico o colleghi) per danneggiare uno o più lavoratori quasi sempre in modo sistematico e con uno scopo preciso. Il mobbizzato divenuto, per svariate ragioni, indesiderato viene accerchiato e aggredito intenzionalmente dai mobber che mettono in atto strategie comportamentali volte alla distruzione psicologica e professionale (attacchi sistematici, abusi, oltraggi e soprusi, ecc.)."

 

Mobbing è un termine "tecnico" utilizzato, in ambito lavorativo, per descrivere una situazione di pressione psicologica con comportamenti persecutori che si sviluppano sul luogo di lavoro. Più propriamente si tratta di un insieme di atti e comportamenti posti in essere, ripetutamente nel tempo, dal datore di lavoro o dai superiori, ma anche dai colleghi di pari livello o subalterni, nei confronti di un soggetto designato, tali da porlo (questa è la finalità del mobbing) in una condizione di estremo disagio se non di sofferenza, caratterizzata da isolamento che può danneggiare l'integrità psico-fisica del lavoratore in modo transitorio o, nei casi più gravi, permanente, e spesso tale da indurlo alle dimissioni o da provocarne il licenziamento.
Le forme che esso può assumere sono diverse e vanno dalla semplice emarginazione alla diffusione di calunnie, dalle ripetute critiche agli insulti o minacce, dall'assegnazione di compiti dequalificanti alla svalutazione di fronte a colleghi, superiori o estranei, dalla privazione deliberata di informazioni riguardanti il lavoro al sabotaggio strisciante per impedire la corretta esecuzione del lavoro stesso ed alla compromissione dell'immagine sociale nei confronti degli utenti.

 
 

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