Comitato Antimobbing

 

Tipologie

Vi è un mobbing orizzontale o emozionale che nasce da un'alterazione delle relazioni interpersonali (dall'uso incontrollato dei comuni sentimenti nei confronti del collega come esaltazione, esasperazione, rabbia, invidia, rivalità, gelosia, antipatia, paura, diffidenza, ecc.) e dal senso di competizione portato all'estremo (slealtà, informazioni false o distorte, omissioni, denigrazione); nell'orizzontale, per definizione, si trova un lavoratore vittima degli stessi colleghi e di norma questo può essere visto attraverso una duplice chiave di lettura: la prima riguarda più strettamente l'organizzazione del lavoro. Nella fattispecie un dipendente o un neo-assunto o trasferito o promosso, con il suo arrivo turba l'equilibrio di un gruppo già collaudato e dotato d'interne attribuzioni che spesso tendono ad appiattire la personalità e la professionalità dei singoli. Si tratta in genere di persone intraprendenti, creative, in grado di intervenire in meccanismi conosciuti ed accettati da tutti i componenti ed essendo inoltre soggetti che "investono" affettivamente nelle loro azioni, maggiormente soffrono per le difficoltà nell'ambiente di lavoro. La seconda chiave di lettura sta nel caso in cui l'emarginazione progressiva della vittima passa attraverso la sua diversità rispetto al gruppo: il pensiero va ai portatori di handicap fisico o mentale, ma non trascurabili sono i casi legati alle diversità connesse alla religione, sessualità, razza e in molti casi ad interessi extra lavorativi.

C'è inoltre, un mobbing verticale o bossing che si determina quando il capo vessa il suo sottoposto con parole ed atteggiamenti umilianti (dalle risatine all'arbitraria sottrazione degli strumenti di lavoro, come telefono e computer).

 

 

Il mobbing verticale può essere esercitato da un singolo superiore che per diversi motivi (invidia, paura di perdere potere nella struttura gerarchica), oltrepassa i limiti della propria competenza gerarchica, esercitando atteggiamenti di supremazia professionale particolarmente aggressivi e punitivi nei confronti della propria vittima.
Gli stessi atteggiamenti sono assunti poi da altri dipendenti, determinando un progressivo isolamento della vittima. In questo contesto si distinguono:

  1. un mobbing strategico, che corrisponde ad un preciso disegno di esclusione di un lavoratore da parte della stessa azienda e/o del management aziendale, che, con tale azione premeditata e programmata, intende realizzare un ridimensionamento delle attività di un determinato lavorator o il suo allontanamento dal lavoro.
  2. un mobbing senza intenzionalità dichiarata, nel caso in cui non vi sia, da parte del management aziendale, una precisa volontà strategica di eliminare o condizionare negativamente un determinato lavoratore con azioni di violenza psicologica. Piuttosto, esiste all'interno della complessa organizzazione del lavoro di un'azienda, una nicchia di conflitto che esorbita dalla dimensione normale del conflitto interpersonale sul luogo di lavoro. Questa azione di molestia morale viene esercitata da parte di un pari grado (per eliminare eventuali ostacoli alle proprie ambizioni carrieristiche), o da parte di un superiore, al fine di tutelare la propria posizione gerarchica, giudicata in pericolo. In questo caso l'azienda è responsabile in quanto non in grado sia di individuare tempestivamente tale condizione, che - una volta resasi palese - è incapace di arginare e sanare efficacemente. In termini tecnici, in quest'ultimo caso, da parte del management aziendale non vi è dolo, ma colpa di omissione.
 
 

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