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Espropriazione per pubblica utilità

Cos'è l'espropriazione per pubblica utilità ?


Il termine "espropriare" letteralmente significa privare qualcuno di qualcosa di proprio, o meglio, della proprietà.
Nel senso legale del termine significa privare qualcuno del diritto di proprietà sui suoi beni o di un diritto relativo ad essi, oppure ancora, per quanto concerne le servitù coattive, costituire forzosamente tale diritto su di un suo bene.
Ciò può avvenire per cause di pubblica utilità o di pubblico interesse, per cui l'interesse collettivo prevale su quello del singolo o comunque di un gruppo ristretto di persone. Tali cause devono essere individuate dalla legge.
L'espropriazione può avvenire solo a fronte della previsione di un'indennità.

La normativa in materia di espropriazione per pubblica utilità trova innanzitutto i suoi fondamenti nella Costituzione, nella parte in cui tratta dei diritti e doveri dei cittadini, esattamente al 3° comma dell'art. 42:
"La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale".
Parimenti l'art. 834 del Codice Civile stabilisce che:
"Nessuno può essere privato in tutto o in parte dei beni di sua proprietà, se non per causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata, e contro il pagamento di una giusta indennità. Le norme relative all'espropriazione per causa di pubblico interesse sono determinate da leggi speciali".

Il 30 giugno del 2003 è entrato in vigore il Decreto del Presidente della Repubblica 8 Giugno 2001 n. 327, recante il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità - di seguito T.U.- il quale raccoglie, in gran parte innovandola, la normativa speciale sulle espropriazioni che prima era dettata dalla legge n. 2359 del lontano 25 Giugno 1865 (c.d. legge Pisanelli, dal nome del relatore) e dalla legge n. 865 del 22 Ottobre 1971.
Le innovazioni introdotte dal Testo Unico riguardano soprattutto le competenze nella procedura espropriativa e la fase di partecipazione degli interessati.

Con la legge finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244) è stato modificato il criterio di indennizzo delle aree edificabili contenuto nell'art. 37 del Testo Unico.

 
 

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