Archivio Storico - Serie archivistiche: Esposizione nazionale artistica (1887)

Introduzione
Il 2 maggio 1887, alla presenza del Re e della Regina, veniva inaugurata, ai Giardini, l'Esposizione Nazionale Artistica.
La sua organizzazione era stata assegnata a Venezia dal V° Congresso Artistico tenutosi a Roma nel gennaio del 1883.
Fissata in un primo tempo per il 1885, era slittata prima al 1886 per non risultare troppo a ridosso dell'Esposizione industriale ed artistica di Torino, programmata per il 1884, e poi, per mancanza del tempo necessario all'allestimento, al 1887.
Il Comune si impegnò direttamente (consiglio del 30/3/1886) concedendo prima in parte e poi totalmente l'area dei Giardini Napoleonici e concorrendo per due terzi alla spesa prevista, superando le perplessità di quanti, in seno al Consiglio Comunale, si lamentavano continuamente per i bilanci asfittici che rallentavano o addirittura impedivano investimenti di carattere urbanistico o sociale ben più necessari per i cittadini (proprio per la mancanza di fondi, poco prima, era stata bocciata la proposta di erezione di un ospedale per le malattie contagiose).
In breve tempo la cavallerizza ai giardini venne adattata a padiglione centrale dell' Esposizione e lungo i viali sorsero chioschi delle forme più svariate per ospitare 1.142 opere di pittura e 170 sculture.
Alla vigilia dell'inaugurazione, l'area della mostra si presentava così agli occhi di un notista de 'La Gazzetta di Venezia': "La sala dei concerti, dove seguirà la inaugurazione, è trasformata a tal segno che sfidiamo a credere che sino a poche settimane addietro vi fosse in essa un maneggio...Lungo il viale, maestoso per la doppia fila di alberi oramai coverti di verde sorgono e pagode e chioschi ed edicole dalle forme bizzarre, dalle linee eleganti".
In questo modo Venezia aveva il suo approccio con la prima grande Esposizione d'arte nello stesso luogo che di lì a qualche anno avrebbe ospitato la prima Mostra Internazionale divenuta poi la Biennale.
Il Sindaco, conte Serego, non si lasciò sfuggire, di fronte al Re, l'occasione di richiamare retoricamente la tradizione pittorica veneziana in un discorso dai toni spiccatamente tardo romantici...: "Qui dove ancora aleggia tanta parte del genio che guidò la mano e apprestò le tinte ai Bellini, a Carpaccio, a Tiziano, a Giorgione, a Paolo, a Tintoretto, a tutta la pleiade sacra degl'immaginosi e smaglianti coloritori della Veneta Scuola; qui dove dura e durerà sempre l'incanto di quest'antica sirena mollemente cullata dalle onde placide della sua laguna; fra questi orizzonti così orientali e pure così italiani; fra questo tipo perdurante di grazia e di robusta intonazione, possano essi (i pittori n.d.r.) trovare ispirazioni e soggetto e nuovi ardimenti, che rendono sempre più splendida la corona dell'arte alla gran madre rediviva".

Documenti

Di queste opere pittoriche che, stando ai giornali, suscitarono le reazioni più contrastanti, è conservata la descrizione essenziale in un registro.
In ordine alfabetico vi sono riportati:
- il cognome e nome dell'autore
- il numero d'ordine
- il soggetto
- la sala di collocazione
- il prezzo
- l'indirizzo
- la rappresentanza
- le osservazioni (per lo più se venduto o meno).

Il carteggio relativo all'esposizione nazionale artistica del 1887 ed alla successiva Internazionale Biennale dal 1895 al 1930, quando venne istituito l'ente autonomo, è conservato sotto la categoria 'Pubblica Istruzione', alla classe 'Esposizione internazionale d'arte'. Tutto questo materiale nel 1976, con un'operazione archivisticamente alquanto discutibile, era stato prelevato dalla Celestia dove si trovava, come del resto tutto l'archivio, in stato di estremo abbandono, e trasportato a Ca' Corner della Regina, sede dell'Archivio Storico delle Arti Contemporanee (A. S. A. C . ). Ora, proprio in seguito alla definitiva riorganizzazione dell'Archivio Municipale, è stato restituito e rimesso nella sua collocazione originaria.

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