Archivio Storico - Serie archivistiche: Scheda storica

ANAGRAFI DEL PERIODO PREUNITARIO 1805 -1811-1850- 1857

I ruoli della popolazione risalenti all'epoca del napoleonico Regno d'Italia furono compilati dagli uffici municipali a cominciare dal 1/9/1811, dopo che, con decreto 11/6/1811 art. 37, era stato fatto obbligo al Municipio di istituire l'ufficio centrale delle anagrafi, in applicazione del precedente decreto 29/6/1809 che aveva addossato all'amministrazione municipale questa incombenza.
Le operazioni furono ultimate alla fine del 1811 e nella seduta del Consiglio Comunale del 22/6/1812 si poteva tracciare il primo transunto dei cittadini residenti o presenti in Venezia. Abitanti iscritti 116.340 di cui 115.246 nei sestieri della città e 1.094 nelle frazioni aggregate: Giudecca, La Grazia, S. Clemente, S. Spirito, S. Giorgio Maggiore, S. Giorgio in Alga, Malamocco, Lido, Alberoni, S. Lazzaro degli Armeni, Lazzaretto Vecchio, Poveglia; Guarnigione 4.000; Forestieri e cittadini di passaggio o stazionanti su barche 3.000. Totale 123.340. A norma di legge si sarebbe dovuto, nei mesi di novembre e dicembre di ogni anno, procedere all'annotazione delle variazioni avvenute nel frattempo. Ciò si verificò solo nel 1812, perché l'anno dopo si era nel pieno del blocco delle armate imperiali alla città e nel 1814, dopo il ritorno sotto la dominazione austriaca, non vi si provvide perché il Consiglio Comunale: "aveva istituito una apposita commissione per proporre quali oggetti avrebbero potuto essere separati dalla civica amministrazione onde esonerare la cassa comunale dalli relativi pesi e fra li vari oggetti che furono contemplati vi fu pure quello dell'ufficio anagrafi che venne attribuito a carico del reale tesoro". La spesa dell'ufficio anagrafi venne perciò depennata dal bilancio, l'ufficio smantellato, gli impiegati adibiti ad altre mansioni. Ignorando queste decisioni la Prefettura dell'Adriatico, il 14/12/1815, volendo procedere alla rilevazione dello stato preciso della popolazione, inviava al Municipio un gran numero di triplici modelli da compilare e restituire:
mod. A: ogni famiglia, casa per casa;
mod. B: riassunto totale famiglie;
mod. C: riassunto totale del comune.
Veniva precisato che si doveva procedere con spese ordinarie e consultando i registri dell'epoca italica che, a norma della legge del 1811 ancora in vigore, dovevano essere stati aggiornati ogni anno. Si sarebbe dovuto procedere a verifiche, casa per casa, solo nei casi dubbi.
La Congregazione Municipale, il 26/1/1816, ben conscia dell'inattendibilità dei ruoli e incapace di far fronte all'evenienza senza spese straordinarie con un ufficio ormai inesistente, investì del compito i commissari politici di sestiere che possedevano delle anagrafi parziali. La Delegazione Provinciale prese subito posizione contro il tentativo del Comune di sgravarsi dell'incombenza delle anagrafi precisando duramente che la competenza della tenuta dei ruoli delle anagrafi era del Municipio, autorizzando solamente una spesa ordinaria e "pareggiando la Comune di Venezia a tutte le altre del Regno che coi propri stabili impiegati fanno fronte a tale incarico".
Il contenzioso sulla spesa diventò, da questo momento, per parecchi anni, il terreno di scontro tra Comune e Governo mascherando un conflitto politico circa la rivendicazione in toto della gestione delle anagrafi, che sarà risolto solo nel 1847.
La Congregazione Municipale comunque, risentendosi assai per essere stata trattata come qualsiasi città del regno, data la sua storia, i suoi commerci, il numero degli abitanti e di persone continuamente di passaggio, rispose che, con la spesa ordinaria approvata dal Governo nel bilancio, "non potè che sopracaricare le piu indispensabili mansioni a taluno dei suoi cancellisti". E all'ennesimo invito della Delegazione Provinciale, il 24/8/1819, a tenere aggiornati i ruoli, rispondeva, dopo aver rifatto la storia delle anagrafi negli ultimi anni, ribaltando la responsabilità sulla stessa amministrazione centrale. Si ricordava che al ritorno sotto il dominio austriaco "in attesa che le organizzazioni della Direzione Provinciale di Polizia e del Municipio determinassero la competenza di questa attribuzione anche nel riflesso che sotto gli auspizi del primo dominio austriaco in questa città fu l'anagrafe oggetto devoluto alle cure della Direzione di Polizia", la commissione addetta a risanare il bilancio comunale aveva pensato bene di non iscrivere la relativa spesa a bilancio, di attribuire la competenza al tesoro e, come conseguenza, si era smobilitato l'ufficio. Si accennava quindi al silenzio dell'autorità tutoria circa la cancellazione dal bilancio comunale della spesa straordinaria per le anagrafi e soprattutto al fatto che, nel processo verbale del 28/8/1816 per la ripartizione delle relative competenze tra Comune e Delegazione Provinciale, si era fatto completo silenzio sulle anagrafi, accettando così il punto di vista della Congregazione Municipale già chiaramente espresso in precedenza.
Questa situazione di stallo veniva sbloccata dal Governo il 17/9/1820: con sovrana patente, da applicarsi in tutto il territorio del Lombardo-Veneto, si addossava ai comuni la competenza passiva dei ruoli anagrafici della popolazione che dovevano essere tenuti esclusivamente in evidenza dalla I.R. Direzione Generale di Polizia, presso la quale esisteva il relativo ufficio, senza che il Comune vi potesse avere diretta o indiretta ingerenza. Anche questo intervento rimase lettera morta e lo testimonia il carteggio, negli anni seguenti, tra Comune e Delegazione Censuaria, cui abbisognava una statistica della popolazione a fini di tassazione. Nel 1823 la Direzione Generale delle Dogane richiese un prospetto della popolazione comprendente anche gli abitanti delle isole della laguna annesse al Comune di Venezia. Si rispose inviando un prospetto riassuntivo della popolazione dal 1811 al 1823 senza saper dare un computo degli abitanti delle isole. Per ottenere questo dovettero essere investiti del caso i parroci sotto la cui giurisdizione si trovavano le isole stesse (S. Pietro di Castello per S. Elena, S. Servilio, Lazzaretto Vecchio, S.M. delle Vignole e S. Eufemia della Giudecca per S. Giorgio Maggiore, Grazia, S. Clemente, S. Spirito) e solo allora gli uffici municipali furono in grado di stendere un prospetto generale della popolazione residente in Venezia e isole nel 1823:
Venezia con Giudecca 100.430, S. Elena 7, S. Servilio 6, Lazzaretto Vecchio 8, S.M. delle Vignole 79, S. Giorgio Maggiore 14, La Grazia 5, S. Clemente 5. S. Spirito 2. Totale abitanti 100.556.

E che questa rilevazione fosse abbastanza approssimativa, data la mancata tenuta dei ruoli e il loro aggiornamento, lo faceva tranquillamente notare il Comune stesso rispondendo, nel 1828, ad una nuova richiesta di dati sul movimento della popolazione. "Dopo epoca tale (il 1816) nessun mezzo venne alla civica azienda accordato per operazioni dirette a mantenere nella giornaliera loro esattezza li registri d'anagrafi, e quindi fu forza nell'anno 1822 di ricorrere ad una nuova enumerazione di popolo, onde esaurirsi un superiore incarico, che rifletteva la compilazione di notizie statistiche di questa R. Citta. Fu in esito di enumerazione tale, che risultarono gli abitanti della sola città di Venezia soltanto in numero di 99.999, li quali all'incirca deggiono ritenersi in giornata pure, dacché gli annuali movimenti dei nati e dei morti non offrono che piccole differenze sia in più che in meno."
È ben comprensibile come alla lunga una situazione del genere divenisse insostenibile sia per il Comune che per il Governo. La necessità di procedere unitariamente per avere un controllo efficace per la coscrizione, la tassa personale, i contributi arti e commercio e la salvaguardia dell'ordine pubblico portarono cosl alla costituzione di una commissione con l'incarico di studiare la possibilità dell'istituzione di un ufficio centrale unificato di anagrafi. Dai verbali della commissione, riunitasi a più riprese nel 1832 e 1833, si ricava la volontà dell'attivazione di questo ufficio unificato per tutta la città, ma da parte dei rappresentanti governativi si richiedeva, rifacendosi alla normativa vigente, la sua istituzione presso la Direzione Generale di Polizia accollando interamente al Comune l'onere della spesa. Vennero respinte le richieste del rappresentante della Congregazione Municipale tendenti ad ottenere un concorso di spesa e la presenza continua di un suo impiegato presso il nuovo ufficio anagrafi, per le continue esigenze di servizio.
Per avere una base inequivocabile di rilevamento bisognava però poter agganciare i dati relativi ad ogni famiglia, ad un numero anagrafico ben preciso: si decise perciò di procedere al restauro della numerazione delle abitazioni e della nomenclatura di calli e campi poiché da trent'anni non vi si era più provveduto, con la conseguenza che molti numeri non erano piu leggibili sbiaditi dalle intemperie, altri erano spariti a causa di demolizioni o restauri, altri erano stati arbitrariamente aggiunti o modificati. Si decideva così di procedere ad una nuova numerazione della città con numeri progressivi, sestiere per sestiere (sei più la Giudecca), dopo aver fissato una nuova confinazione fra gli stessi. Per non creare confusioni, in particolar modo al catasto, si ordinava di ripristinare, ove esistesse o fosse ancora leggibile, il vecchio numero in colore nero, si sarebbe quindi cominciata la nuova numerazione e lì dove già era presente un numero anagrafico vi si sarebbe apposto accanto il nuovo, in color rosso. Quando l'operazione fu completata vennero dati alle stampe, il 1/7/1841, i prospetti relativi, sestiere per sestiere e il 23/7/1844 fu possibile finalmente istituire una commissione presso la Direzione di Polizia per procedere alla redazione dei ruoli.
Fu emanato un regolamento che fissava norme per le commissioni di rilevazione che si sarebbero recate casa per casa, le sanzioni per i trasgressori, un preventivo di spesa e, venendo in qualche modo incontro alle pressioni del Comune, l'indicazione che l'ufficio anagrafi avrebbe dovuto trovar posto in una sede separata sia dal Municipio che dalla Direzione di Polizia. Naturalmente si tornava a ribadire che l'onere della spesa sarebbe stato totalmente a carico del Comune.
Il Consiglio Comunale, sentendosi espropriato di quella che riteneva una propria incombenza, nella seduta del 25/3/1846 deliberò sì la spesa, rivendicando però contemporaneamente la nomina degli impiegati addetti, che se l'autorità superiore continuva a ritenerla di propria competenza, si accollasse allora l'erario l'intera spesa. Quasi in atteggiamento di sfida venne stanziata una somma irrisoria per la tenuta e l'aggiornamento dei registri negli anni seguenti.

Questa decisione, che mise interamente allo scoperto lo scontro in atto da tempo fra le due istituzioni, benché duramente e ripetutamente riprovata, fece finalmente pendere l'ago della bilancia a favore del Comune. Dopo più di un anno, non a caso forse alle soglie del '48, il punto di vista della Congregazione Municipale venne integralmente recepito e si approvò che "l'ufficio d'anagrafi da istituirsi dipendesse esclusivamente dalla Comune come del pari gl'impiegati che saranno addetti al detto uffizio e da esso pagati, i quali andranno ad aumentare la pianta del corpo municipale". Vennero poste due condizioni: 1) che la polizia potesse attingere in ogni tempo tutte le nozioni che ritenesse opportuno sia tramite corrispondenza che alla presenza di un suo impiegato; 2) che l'ufficio non incorresse in omissioni e difetti.
E l'ufficio anagrafi divenne, da questo momento, per 20 anni, un ufficio autonomo all'interno dell'amministrazione della città: aveva lettere intestate, un proprio protocollo, il direttore evadeva direttamente la corrispondenza. Sarà così fino al 1868 quando diverrà parte integrante della sezione I° - Gabinetto. Nell'intimazione presidiale n. 370 del 14/9/1868 si legge infatti: "Fin qui l'ufficio anagrafe formò per così dire un uffizio a parte, tenne un registro o protocollo speciale, e il direttore carteggio in suo nome, con uffizi nella città e fuori, usando perfino un'intestazione particolare degli atti. Per la legge 20/3/1865 il Sindaco è il capo dell'amministrazione comunale in tutte le sue ramificazioni", per cui si ingiunge all'ufficio anagrafe di "servirsi del protocollo generale, eliminando il proprio e di uniformarsi in tutto e per tutto alla protocollatura e spedizione gia in uso negli uffici delle varie sezioni municipali".
Approvata dunque l'istituzione dell'ufficio anagrafi, con solerzia si iniziarono i lavori per darvi una degna sistemazione negli ammezzati di Ca' Farsetti, dove anteriormente si trovava la direzione generale dei ginnasi; si assunse il personale; si acquistarono le schede dei fogli-casa e famiglia; si ordinarono 900 buste per raccoglierli.
Il 1/2/1848 usciva l'avviso municipale con le norme e le sanzioni che il 12 e il 19 seguente veniva pure pubblicato sulla 'Gazzetta Privilegiata di Venezia'. Nello stesso giorno prestarono giuramento gli impiegati addetti al rilevamento ed alla compilazione dei ruoli.
La rivoluzione del 22/3/1848 trovò le commissioni di rilevamento all'inizio del lavoro. A testimonianza anche visiva che per un po' di tempo si proseguì nonostante gli avvenimenti politici stanno i tipi del timbro dell'ufficio anagrafi proposti dall'incisore Guglielmo Boghen, nei due modelli consentanei ai due regimi succedutisi: uno con l'aquila bicipite soprastante il leone in moleca e la scritta, sopra, 'Congregazione municipale della R. città di Venezia' e, sotto, 'Ufficio Anagrafi' e l'altro con il leone rampante sull'acqua sorreggente il libro con la scritta Pax tibi Marce Evangelista meus e, sopra, 'Municipalità di Venezia' e, sotto, 'Ufficio d'Anagrafi'. Il 18/5/1848 comunque la Delegazione di Venezia del Governo Provvisorio della Repubblica Veneta faceva presente alla Municipalità che "non è punto a revocarsi in dubbio che anche col nuovo ordine di cose non si renda per più riguardi indispensabile il ruolo generale di popolazione di questa città, e però se in questi momenti giova di sospendere il cominciamento delle relative operazioni, avranno queste effetto tostoché sarà reputato opportuno e con quelle modifiche che al regolamento anagrafico sancito dal cessato Governo, codesto Municipio crederà di adottare o di proporre". Tutto venne perciò temporaneamente sospeso e se ne riparlò dopo il ritorno della città sotto la dominazione austriaca.
Il 13/6/1850 il Governo tentò inutilmente, in un primo tempo, di portare indietro tutta la situazione facendo presente che riteneva ancora valide le precedenti istruzioni del 1833 circa la sola competenza passiva del Comune ed invitava ad uniformarvisi. La Congregazione Municipale rispose il 25 dello stesso mese rifacendo la lunga storia del contenzioso dal 1833 al 1848, quando il rilevamento anagrafico venne sospeso causa gli eventi politici e chiedendo istruzioni coerenti in conformità alle decisioni prese. Queste arrivarono prima il 25/7 quando la Delegazione Provinciale fece presente che sull'argomento della conformazione e tenuta del ruolo generale della popolazione non c'era ostacolo immaginabile e poi, due mesi dopo, quando veniva comunicato il dispaccio n.17011 del 20/9/1850, che prescriveva formalmente la formazione del ruolo stesso.
La macchina si rimise in moto: fu ricostituito l'ufficio anagrafi i cui impiegati erano nel frattempo stati adibiti ad altre mansioni, vennero ricostituite le commissioni, ripubblicati gli avvisi.
La rilevazione ebbe inizio il 2/12. Già il 24 seguente la Delegazione Provinciale avrebbe voluto il prospetto riassuntivo della popolazione, ma con continuità il direttore dell'ufficio anagrafi fece presente la difficolta di rispettare la data a causa della scarsezza di uomini e tempo. Il 15/1/1851 si potè inviare il primo calcolo degli abitanti stabili nella città: 105.484. Pian piano intanto, i fogli famiglia venivano riportati su registri, divisi sestiere per sestiere, in ordine alfabetico. Negli anni successivi le variazioni sarebbero state registrate sia sui fogli casa e famiglia racchiusi in buste sestiere per sestiere in numero anagrafico progressivo, sia sui registri, ormai debitamente rilegati.

Il 23/3/1857 infine, un'ordinanza imperiale stabiliva una operazione di censimento per una nuova anagrafe generale della popolazione e numerazione del bestiame domestico. Il rilevamento si effettuò il 31/10/1857 attraverso delle commissioni che si recarono, casa per casa, a ritirare le carte di notificazione a stampa che erano state previamente distribuite. Raccolte le schede si procedette primieramente al prospetto riassuntivo che, il 15/2/1858, il direttore dell'ufficio anagrafi comunicava alla Congregazione Municipale: maschi 54.152, femmine 59.373, totale 113.525, forestieri ed esteri 6.889, totale 120.414.
Quindi si passò a compilare la nuova rubrica generale in ordine alfabetico ed infine, l'operazione più lunga, le variazioni vennero riportate sui fogli casa e famiglia e ne vennero redatti di nuovi per coloro che non erano stati registrati negli anni precedenti.
I ruoli del 1850 e 1857 dovevano pur aver avuto qualche deficienza se all'indomani dell'annessione di Venezia all'Italia, quando in applicazione della legge comunale e provinciale 20/3/1865 n. 2248 pubblicata nelle provincie venete con regio decreto 2/12/1866 n. 3352 e del successivo n. 3751 del 6/6/1867 che estendeva alla provincia di Venezia il regio decreto 31/12/1864 sulla attivazione e tenuta dei registri della popolazione, si dovette procedere alla formazione del ruolo generale secondo le leggi italiane, il direttore dell'ufficio anagrafi faceva presente che i ruoli, vecchi di 10 anni, ,erano molto inesatti e sarebbe occorso molto tempo e mezzi per una verifica profonda: meglio lasciarli com'erano e procedere ex novo. Un giudizio egualmente critico venne espresso dalla giunta di statistica il 19/ 5/1869, quando già volgeva al termine un'operazione di censimento per redarre nuovi ruoli secondo le norme del regno d'Italia..: "Il rilevamento del 1857 è un informe elaborato, che produsse tale confusione e tanti errori, che meglio assai sarebbe stato non averlo fatto per le gravi spese incompetentemente pagate dal Comune per cura ammalati poveri di appartenenza ad altri comuni. Già da più anni il Municipio e la popolazione lamentano uno stato di cose compromittente nei riguardi dell'anagrafe della città e la necessità di un pronto e radicale provvedimento".
Il nuovo ruolo della popolazione venne formato nella primavera del 1869 ai sensi del regolamento 31/12/1864 n. 2105. Annunciata da un avviso del 6 gennaio l'operazione di censimento prese il via il 1 aprile dando i seguenti risultati:

S. Marco, 17.013
Castello, 33.911 (con le isole di Sacca Sessola, S. Elena, Certosa, S. Giorgio Maggiore, S. Servilio, S. Lazzaro, Le Grazie, S. Spirito e Lazzaretto Vecchio)
Cannaregio, 30. 040 (con le isole di S. Giuliano, S. Michele di Murano e Fortino di S. Secondo)
S.Polo, 12.121
S. Croce, 12. 482
Dorsoduro con Giudecca, 20.207 (con le isole di S. Clemente, S. Giorgio in Alga, S. Angelo della Polvere e Fortino 'Canal dei Burchi')
Avventizi, 7. 263
Totale 133.037

I fogli casa e i fogli famiglia che ne furono il risultato sostituirono integralmente quelli compilati e aggiornati sotto il passato Governo Austriaco, che vennero accantonati.
Per questo oggi il materiale anagrafico preunitario risulta depositato e conservato alla Celestia e qui liberamente consultabile, mentre quello dal 1869 in avanti è ancora conservato presso l'ufficio centrale delle anagrafi a Ca' Loredan, oltretutto perché ancora necessario per esigenze amministrative.
Da allora ai giorni nostri i fogli casa e famiglia, con aggiornamenti e variazioni, sono stati praticamente conservati senza soluzione di continuità, corredati da varie edizioni di registri (la prima delle quali compilata nel dicembre 1871 in occasione del censimento nazionale in cui la popolazione sarebbe stata calcolata in 128.901 unità, di cui 62.575 maschi e 66.326 femmine).
Dal 1981 è in funzione il sistema di archiviazione e ricerca computerizzata.

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