Archivio Storico - Fondi archivistici: Archivio Municipale di Venezia

Archivio Municipale di Venezia

Con decreto di Sua Altezza Reale il Principe Vice Re d'Italia, il 5 febbraio 1806, veniva istituita, in Venezia, una autorità municipale, costituita da un Podestà e nove Savi, che doveva amministrare i redditi e provvedere ai bisogni e alle spese della città. All'inizio le competenze non furono ben chiarite e i cittadini, un po' spaesati, si rivolgevano ora al Municipio ora al Magistrato Civile (più tardi Prefettura) per l'evasione dei medesimi argomenti. Ciò fu la causa di un convegno tra il Podestà e il Prefetto, il 6 settembre 1806, in cui si precisarono i rispettivi campi d'intervento. Nel verbale si legge:


"1° - Ospitali, Scuole, Pie Congregazioni sono attributi della Prefettura.
2° - Spetta al Consiglio Municipale: Vettovaglie, Calamieri, Pesi e Misure, Ponti, Acque, Strade, Canali interni della città, Alloggi militari, Scuole normali, Amministrazione della cassa municipale.
3° - Il casatico resterà fino a diversa disposizione alla Prefettura.
4° - Per le arti e li traghetti il signor Podestà esternerà li suoi pensieri".


Per un assetto stabile dell'attività municipale bisognerà comunque attendere più di un anno quando Napoleone, durante la sua visita a Venezia, con decreto del 7/12/1807, preciserà dettagliatamente le incombenze della neonata Municipalità, ordinando nello stesso tempo l'applicazione integrale del titolo V° del decreto 6/6/1805, che regolava l'amministrazione pubblica e il comparto territoriale del Regno d'Italia. Per questo motivo, mentre la serie delle buste contenenti la trattazione degli affari, secondo le deputazioni dei singoli Savi, inizia con il febbraio del 1806, purtroppo con gravi lacune iniziali, la serie contenente i verbali delle sedute del Consiglio Comunale inizia con il l808, in quanto la prima seduta si sarebbe tenuta solo il 15 febbraio di quest'anno.
Con lo stesso decreto Napoleone, sensibile alle istanze pervenutegli da più parti, riconoscerà a Venezia uno status particolare, allargando il campo delle competenze della Municipalità rispetto alle altre facenti parte del Regno d'Italia e mettendone a disposizione i mezzi finanziari.
Al ritorno degli austriaci in città il 20 aprile 1814, dopo lunghi mesi di blocco, veniva temporaneamente confermata l'ossatura della precedente organizzazione. Poi, pian piano, nel clima di generale restaurazione, le autorità austriache procedettero, per parecchi mesi, a ridefinire competenze, riattivare cariche, ridisegnare strutture gerarchiche e territoriali, finché in applicazione della regia patente 12/2/1816, il 4 aprile 1816, veniva pubblicato il regolamento per le amministraziom municipali in cui si precisavano le attribuzioni e si attivavano definitivamente gli organi amministrativi.


Per Venezia le cose andarono più a rilento perché bisognava chiarire le competenze più ampie di cui la Municipalità era depositaria in forza dell'applicazione del decreto napoleonico del 1807. Dopo le decisioni dell'Aulica Commissione Centrale di Organizzazione di Vienna, si addivenne così ad un protocollo d'intesa in data 28/8/1816 in cui si stabiliva che dal 1/9 sarebbero decaduti gli effetti del decreto del passato governo e dalla stessa data l'amministrazione della città di Venezia sarebbe stata limitata ai meri oggetti comunali a norma delle leggi vigenti. Omologata ormai alle altre Congregazioni Municipali del regno Lombardo Veneto, la Congregazione Municipale di Venezia poteva venir ufficialmente installata il 2/9/1816 e nella stessa seduta venivano distribuiti gli affari municipali fra i vari assessori.
Qualche mese dopo, quasi a suggellare un ordinamento amministrativo ormai ben assestato, nella seduta del 12/3/1817, veniva proposta la riorganizzazione della macchina municipale, approvata poi dall'eccelso Governo Generale con decreto 9816/806 del 26/3:
"Art. l° - La Congregazione sarà divisa in 3 sezioni (invece dei precedenti 6 riparti ndr. ) e avrà una segreteria, una ragionateria, un uffizio di protocollo, spedizione e archivio, una ispezione per gli alloggi, trasporti e fazioni militari; un ingegnere, un economo e finalmente l'occorrente numero di portieri ed inservienti.
Art. 2° - Ogni sezione sarà presieduta da due delli assessori, che si combinerannio tra loro pel disimpegno degli affari, ritenendo, che ogni affare basta che sia trattato e proposto nelle sedute da uno solo.
Art. 3° - Riservata essendo al signor Podestà la ispezione in generale sopra tutti gli affari, e sopra tutti gli uffizi ne' quali si divide la Congregazione, spetteranno alla prima sezione li seguenti oggetti:

Impiegati e spese d'uffizio; gli affari arretrati in dipendenza al Decreto 7/12/1807 - Preventivi e Consuntivi - Ricevitoria comunale - Cassa - Tasse e contributi - Oggetti economici in generale - Iscrizioni esercenti arti e commercio e professioni liberali - Annona - Sanità comunale e Pegni.

Avrà la seconda:

Istruzione pubblica- Illuminazione notturna - Giardino e passeggio pubblico - Incendi - Alloggi, Trasporti e Fazioni militari - Ornato - Fabbriche rovinose - Strade - Canali e Anagrafi.

Saranno di appartenenza della terza:

Traghetti interni ed esterni - Fondi e spazi comunali - Pescherie - Erbaria - Pozzi pubblici - Vasche del I,ido - Seriola - Sacre funzioni - Feste votive e feste pubbliche".

Viene di seguito delineato con precisione l'iter di trattazione degli affari: vi sono due segretari, uno a fianco del Podestà che tiene il protocollo presidiale (la prima busta di questa serie è infatti del 1817) e uno per gli affari delle sezioni coadiuvato da tre vicesegretari, uno per ognuna. In giornata tutte le carte devono venir protocollate al protocollo generale, inviate alle sezioni di competenza che terranno un loro protocollo, il cui numero andrà scritto sotto al principale e fatte pervenire all'Assessore delegato per l'evasione. Il Podestà e i sei Assessori si riuniranno una volta alla settimana per la trattazione collegiale degli affari. L'archivio generale deve essere ordinato e ogni quindici giorni l'archivista passerà al Podestà un elenco, sezione per sezione, degli esibiti perchè si possa controllare l'evasione e chieder conto di quanto risultasse ancor inevaso.
Iniziò così una produzione più sistematica delle carte. Ma, un po' perché, dovendosi consultare ancora qualche documento per la trattazione di affari correnti, lo si estrapolava e poi per pigrizia non lo si ricollocava più al suo posto, un po' per la cronica mancanza di spazio e il trasferimento delle buste stesse da una stanza all'altra, un po' anche per mancanza di personale, qualche anno dopo le buste si trovavano già accatastate in disordine, in due stanze, all'ultimo piano di Ca' Farsetti.
Inoltre, dall'inizio del 1835, per una migliore organizzazione del lavoro e una più rapida evasione, si era cambiato totalmente sistema di classificazione, passando dalla vecchia, per materia, alla nuova, per Rubrica - Voce - Fascicolo, da ordinarsi in buste quinquennio per quinquennio. Il nuovo sistema era stato ordinato dal Podestà con intimazione presidiale n. 32 del 2/5/1834. Alla vigilia della sua entrata in vigore l'11/1/1835, con intimazione presidiale n. 3, al fine di non lasciare margini di dubbio si redigeva un prospetto di massima per il protocollista. Le tre sezioni municipali comprendevano dodici voci di rubrica generale, ogni Assessore doveva seguire e dar evasione agli affari posti sotto due voci di rubrica, secondo il seguente schema:

 

Sezione 1°
Rubrica Generale I° : Amministrazione Comunale
Rubrica Generale II° : Censo ed oggetti camerali
Rubrica Generale III°: Sanità (con Posti ammovibili - Traghetti - Incendi Pompieri - Licenze che anteriormente erano collegati al censo)
Rubrica Generale IV: Direzione Cancellerie
Sezione 2°
Rubrica Generale VI°: Beneficenza pubblica
Rubrica Generale VII°: Istruzione pubblica
Rubrica Generale V°: Culto
Rubrica Generale XII°: Oggetti diversi
Sezione 3°
Rubrica Generale VIII°: Militare
Rubrica Generale IX°: Opere di strade - Ponti - Canali - Pozzi - Vasche al Lido - Acqua potabile - Seriola
Rubrica Generale X°: Lavori per conto di privati
Rubrica Generale XI°: Polizia
 

Il nuovo modo di classificare e conservare le carte contribuì a maggiorare lo stato di abbandono e disordine delle buste relative agli anni 1806/1834. Fu così che, anche dietro pressione della Direzione degli Archivi cui giungevano segnalazioni sull'abbandono totale in cui si trovava l'archivio 'vecchio', si diede il via ad un primo riordino nel 1837.
Si operò rispettando integralmente l'ordine originario di produzione: nel verbale finale si legge infatti:
"A - L'Archivio Municipale riferibile alla precitata epoca dal 1806 a tutto 1834 trovasi regolarmente diviso ad anno per anno in apposite buste distinte pei vari titoli della pubblica amministrazione ed interinalmente colla fascicolazione corrispondente ad ogni singolo affare.
B - Dal confronto saltuariamente praticato coll'appoggio dei protocolli e delle guide, di vari numeri per cadaun esercizio si ebbe bastante prontezza ed esattezza a rinvenire gli atti dei quali facevasi ricerca nei relativi fascicoli esistenti nelle buste d'archivio".


Purtroppo il materiale così ordinato non è giunto fino a noi perché vent'anni dopo, causa l'ennesima mancanza di spazio, per arginare in qualche modo la progressiva invasione, da parte di buste e carte sparse, degli uffici riservati all'archivio, l'archivista municipale Augusto Colombo procedette, attraverso uno scarto massiccio a una nuova sistemazione.
Il materiale che noi oggi possediamo, nelle buste che riguardano gli affari trattati dalle varie sezioni è giusto quello da lui riordinato: è sua infatti la scrittura fin dalla copertina del primo fascicolo del 1806, sono suoi gli attergati e brevi regesti su moltissime carte, che gli servirono per compilare l'indice "pel rinvenimento degli atti municipali dal 1806 al 1834", sono sue le iscrizioni sul dorso delle singole buste, indicanti i fascicoli in esse contenuti. Egli stesso racconta dettagliatamente, in un rapporto del 30/9/1863, l'intera operazione ed enumera il materiale che venne passato in rassegna, stralciato o conservato.

Il risultato di questo definitivo riordino del materiale compreso tra gli anni 1806-1834, relativamente agli affari trattati dalle sezioni, sono 206 buste, recanti, scritte sul dorso, le materie raccolte per fascicoli all'interno e due voluminosi indici in cui gli affari sono elencati in ordine alfabetico con la relativa collocazione d'archivio.
Colombo, nell'operare questa definitiva sistemazione attraverso tale drastico scarto (da 2496 filze a 206 buste), non fu però rispettoso del metodo di produzione delle carte stesse, come lo erano stati, vent'anni prima, i due precedenti ordinatori. Egli procedette a una fascicolazione per materie che rispondeva a criteri di efficienza amministrativa e facilitava il reperimento delle carte riguardanti singoli e precisi argomenti ma, così facendo, smembrò e ricompose serie precedenti e raccolse i fascicoli da lui composti entro buste nuove eliminando le vecchie, che aveva definito in pessimo stato, scrivendo, di suo pugno, sul dorso di ognuna le materie trattate nei fascicoli inserti.
Un esempio: nella busta n. 11 portante sul dorso la scritta 'Giardini Pubblici a Castello - Costruzione - Fascicolo I -1807' sono racchiuse, opportunamente divise per anno, carte che vanno dal 1807 fino al 1815 e che portano, in attergato, di mano del protocollista dell'epoca della presentazione, le collocazioni più diverse: 'Podestà diverse' - 'Ornato' - 'Giardini' - per ognuno degli anni inseriti con il numero di filza e di foglio ormai inutili.
Raccogliendo così in un'unica busta fascicoli di anni diversi, solo perché riguardanti lo stesso argomento, e soprattutto ignorando la collocazione originaria e sovrapponendovi la propria, rese in massima parte inutili i registri di protocollo e i repertori dal 1806 al 1834.
Contemporaneamente alla nuova fascicolazione redigeva però due voluminosi 'Indici pel rinvenimento degli atti municipali, dal 1806 al 1834', dimodoché per attuare oggi una ricerca in quest'arco di tempo, si deve ricorrere esclusivamente a questi indici, per nostra fortuna molto precisi e dettagliati, e rifarsi alla collocazione archivistica ivi descritta per il rinvenimento dei singoli atti. Come racconta lo stesso Colombo, si procedette contemporaneamente anche alla sistemazione in buste, previo scarto, degli affari trattati dalle sezioni, per quinquenni, fino al 1849. In questo caso il lavoro dovette risultare più semplice e nulla fu turbato dell'ordine di produzione delle carte. Dall'inizio del 1835 infatti, nella collocazione archivistica degli esibiti, si era abbandonata la classificazione per materia per adottare quella per 'Rubrica - Voce - Fascicolo': il nuovo sistema fu scrupolosamente rispettato da Colombo e dai suoi collaboratori, anche perché era il medesimo con cui loro stessi ancora classificavano, e, con qualche leggera variante, quello ancor oggi in uso. Mentre sul dorso delle buste dal 1806 al 1834, quindi, sono indicate le materie di raccolta in fascicoli delle carte, su quelle posteriori al 1835 sono segnati i numeri, uno romano e due arabici, corrispondenti rispettivamente alla 'Rubrica- Voce - Fascicolo'.


Al di là dei mutamenti politici (Seconda Dominazione Austriaca, Governo Provvisorio, Terza Dominazione Austriaca, Regno d'Italia) la continuità amministrativa del Comune è testimoniata anche dalle carte rimaste nelle buste, dopo massicci scarti, collazionate sempre secondo lo stesso schema. Anche se cambiano le sezioni di competenza e nuovi campi di intervento si aprono per l'amministrazione della città, le rubriche, chiamate più tardi categorie, rimarranno dodici fino al 1930 e nuove voci, corrispondenti a interventi o competenze insorte nel frattempo, verranno inserite nelle rubriche già esistenti.
Che il metodo di fascicolazione restasse immutato, lo testimonia lo stesso Colombo al Sovrintendente agli Archivi Veneti, Bartolomeo Cecchetti: questi, dovendo farne cenno in una delle sue periodiche e numerose statistiche degli Archivi di Governo e Privati nella Regione Veneta, chiedeva, il 22 marzo 1881, "se le voci principali cui corrispondono i numeri dei fascicoli, con divisioni subalterne degli atti, nell'Archivio di codesto Municipio, sono tuttora le seguenti: I Amministrazione Comunale - II Censo, Finanza, Commercio - III Municipio (ufficio) - IV Sanità ed Annona - V Culto - VI Beneficenza - VII Istruzione pubblica - VIII Militare - IX Lavori pubblici - X Edilizia - XI Polizia urbana - XII Oggetti Diversi. Se per avventura tale divisione, che parmi vigesse a tutto il 1869, fosse stata modificata, pregherei V.S. Ill.ma d'indicarmi le variazioni".
Il 25 marzo Colombo rispondeva non essere intervenuta alcuna variazione.
Rimarranno sostanzialmente invariate fino alla metà degli anni trenta, nonostante nel frattempo la circolare n. 1700/2 del 1/3/1897, del Ministero dell'Interno, Direzione Generale dell'Amministrazione Civile, emanando istruzioni per la tenuta del protocollo e dell'archivio per gli uffici comunali, avesse proposto un titolario con 15 categorie. Evidentemente valeva più, anche ai fini amministrativi, la conservazione della tradizionale catalogazione, che l'adeguamento a nuove normative, con il pericolo di quasi inevitabili errori.
Furono portate a 15 con il quinquennio 1936-40, raggiungendo solo allora l'omologazione con le direttive nazionali.


Queste le categorie a cominciare dal 1936:
I - Amministrazione; II - Beneficenza, Opere pie, Assistenza; III - Polizia e nettezza urbana, Spettacoli; IV - Sanità e igiene; V - Finanze; VI - Governo; VII - Grazia; Giustizia e Culto; VIII - Leva e truppe; IX - Istruzione pubblica; X - Lavori pubblici, Edilizia; XI - Agricoltura, Industria, Commercio e comunicazioni; XII - Anagrafe, Stato civile, Statistica, Censimento, Corrispondenza varia; XIII - Esteri; XIV - Sicurezza pubblica; XV - Oggetti diversi.
Le carte contenute in fascicoli e racchiuse in migliaia di buste, sono oggi ordinate e facilmente consultabili.
Purtroppo talora la speranza dello studioso di poter trovare qualche elemento utile alla propria ricerca può andar delusa: alla voce ritrovata nella rubrica o nell'indice può infatti non corrispondere alcunché nella busta relativa. Al di là di motivi esterni (politici - polizieschi - bellici...) ciò è dovuto particolarmente a tre fattori interni ben individuabili:
- le traversie cui sono state soggette le carte nel passare in Venezia da un luogo all'altro: la poca cura nel trasporto, l'acqua e l'umidità possono averne procurato il deterioramento e la dispersione;
- i massicci scarti periodicamente effettuati, che hanno portato talora a eliminare intere voci che anni dopo si sarebbero rilevate interessanti per la ricerca storica;
- la mancata continuità, specie per gli anni più vicini a noi, di versamenti all'Archivio da parte degli uffici municipali produttori e la lentezza con cui vengono ritornati fascicoli che vengono richiesti per il disbrigo di correnti affari amministrativi, unite ad una ingiustificata 'gelosia' nel tenere carte registri, piante e disegni in fantomatici archivi di settore con il pericolo, purtroppo sempre reale, della dispersione e frantumazione della documentazione relativa ad un medesimo argomento.
Queste migliaia di buste che nell'inventario sono raggruppate sotto la voce 'Affari trattati dalle sezioni municipali' costituiscono la serie più corposa conservata in archivio.
Fin dai primi anni del secolo scorso comunque, in relazione a particolari attività, a interventi straordinari o a nuove competenze che l'amministrazione comunale veniva chiamata a svolgere, furono sempre più frequenti le serie autonome che si vennero pian piano costituendo. Dagli atti riservati al Podestà/Sindaco, ai verbali delle sedute del Consiglio, da tutta l'attività gravitante attorno ai servizi demografici, agli interventi per il colera o per il rilevamento dello stato di salubrità delle case, il formarsi di diverse serie testimonia l'articolarsi sempre più complesso della vita amministrativa comunale e il conseguente bisogno dei vari uffici di avere le 'carte' raggruppate a parte, facilmente e direttamente consultabili.
Frutto dell'attività di un unico ente non sono però delle 'torri d'avorio' ma dei 'vasi comunicanti': la trattazione di uno stesso argomento viene infatti spesso documentata da angolature diverse con continui riferimenti che permettono di indagare su più fronti, costringendo il ricercatore paziente a una consultazione incrociata. Proprio il notare come queste serie diverse si integrino nella trattazione dello stesso argomento, come addirittura le serie anagrafiche (per loro stessa natura le più autonome) rinviino spesso al protocollo generale che rimane sempre la spina dorsale del sistema archivistico, ci porta ad amare considerazioni sull'archiviazione (meglio sarebbe dire la non archiviazione) degli ultimi decenni.
Soprattutto il progressivo estendersi del decentramento amministrativo, unito al diversificarsi a raggera delle competenze ha portato in pratica al sorgere ed al formarsi di tanti archivi presso i Consigli di quartiere, i singoli assessorati e talora all'interno delle loro stesse ripartizioni, quasi sempre senza nessun aggancio con il protocollo generale. Intendiamoci bene: non è da criticare l'usanza, in sè lodevolissima, di istruire archivi di settore nei più svariati comparti dell'amministrazione comunale ma il fatto che talora non vi si tengano un protocollo e una rubrica aggiornati, e soprattutto siano sganciati dal protocollo generale, rendendo così quest'ultimo praticamente inutile e inservibile.
Il quadro diviene ancora più fosco se solo si riflette al progressivo estendersi del deprecabile costume della 'privatizzazione' delle carte. È un problema di capitale importanza per tutta l'organizzazione amministrativa comunale e purtroppo di non facile soluzione, già da tempo presente anche a livello nazionale. Rimane il fatto che a fronte di una documentazione spesso ricca e varia fin dai primi anni dell'ottocento, a cominciare dagli anni '30 di questo secolo le buste sono talora vuote, i riferimenti non ci sono o sono sbagliati, il materiale conservato è sovente irrilevante ai fini di una ricerca storica.
Un nuovo modo di lavorare, nella direzione prevista dal DPR 20 ottobre 1998 n. 428 sulla 'gestione del protocollo informatico' potrebbe dare una svolta salutare a tutto il sistema soprattutto nella prospettiva di maggior trasparenza e efiicienza.
Certo che la scarsità, soprattutto qualitativa, della documentazione degli ultimi decenni rimarrà segno di scarsa funzionalità amministrativa e costituirà un pesante handicap per la ricostruzione degli eventi di questi anni.

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